Cresce il movimento di solidarietà contro il genocidio del popolo palestinese

Cresce il movimento di solidarietà contro il genocidio del popolo palestinese

Di Nando Simeone

Il movimento è nato dai portuali di Genova, che hanno dato forza e credibilità alla parola d’ordine «Blocchiamo tutto», bloccando prima il trasporto delle armi e poi sostenendo la Flottilla.

Molti iscritti e attivisti hanno denunciato l’errore della Cgil: aver convocato lo sciopero di 4 ore con presidi il 19 settembre invece di unire le forze nello sciopero del 22 settembre, lanciato dall’USB e da gran parte del sindacalismo di base, che ha rivelato un sostegno di massa ben superiore al peso organizzativo dei promotori. A Roma oltre 100.000 persone circondano la Stazione Termini, 50 mila a Milano e alla stazione di Milano provoca una reazione esagerata da parte delle forze dell’ordine evidenziando il comportamento del governo in relazione alle tante mobilitazioni sulla Palestina “repressione e propaganda bellicista”. Cariche con idranti a Venezia, dove il porto è stato bloccato per 5 ore, così come è stato fermato a Genova e Livorno, a Bologna invece è stata bloccata l’Autostrada, a Pisa la Firenze – Pisa – Livorno, con il cosiddetto Ddl sicurezza buttato nel cesso. Grande corteo anche a Firenze e poi Napoli, Torino, Trieste, Palermo, Ancona, Bari e in tantissime città di provincia.

Il 22 settembre moltissime lavoratrici e lavoratori della Cgil sono scesi in piazza e hanno scioperato. Questa partecipazione ha contribuito a spingere positivamente verso una correzione della linea sindacale, portando allo sciopero generale del 3 ottobre, indetto congiuntamente da Cgil, USB e dalla larga maggioranza del sindacalismo di base, in assenza dei confederali – in particolare della UIL e, come accade sempre più spesso, della CISL – e culminato nella grandiosa manifestazione nazionale del 4 ottobre. Ma soprattutto è maturata, nel gruppo dirigente della Cgil, la consapevolezza di essere parte integrante di un grande movimento di massa a sostegno del popolo palestinese.

Il cambio di passo lo registriamo positivamente alla conferenza stampa alla Camera dei Deputati di presentazione dello sciopero generale del 3 ottobre erano presenti Landini per la CGIL, Lutrario per l’USB e Miliucci dei Cobas.1 Due milioni in circa 100 piazze in tutta Italia con la città di Roma che risponde in modo travolgente con 300 mila manifestanti. Una protesta politica di dimensioni molto ampia contro il governo Meloni che aumenta le spese militari e non prende posizione contro la politica del governo israeliano di Netanyahu e con slogan come “Fermiamo Israele, abbassiamo le armi, alziamo i salari e i diritti”.

La CGIL ha raggiunto Piazza dei Cinquecento in corteo, andando a chiudere la manifestazione che era già partita dalla Stazione Termini. Con loro altri 6 cortei mattutini, che hanno raggiunto il punto di partenza da tutte le parti di Roma, iniziando a bloccare le strade già dalle prime ore. La presenza della CGIL è molto visibile con un altro grande corteo alla coda di quello principale che marcia verso la Stazione Tiburtina e poi all’imbocco dell’autostrada per l’Aquila.

“Quello che ha fatto la Flottiglia è stato risvegliare le coscienze di molti e per questo dobbiamo sostenerla”. E’ il pensiero di tantissimi partecipanti alle mobilitazioni che si sono avute in tutta Italia.

Con il decreto sicurezza, il governo ha cercato in diverse città di trasformare la grandissima mobilitazione in un problema di ordine pubblico. Eppure, nella larghissima mobilitazione del 3 ottobre non si sono registrati incidenti significativi, al contrario di quanto accaduto in alcune mobilitazioni precedenti, dove le tensioni erano state più diffuse. A questo si è aggiunta la vergognosa campagna di disinformazione condotta dalla televisione e dai principali giornali di regime.

A Bologna hanno sfilato pacificamente 100 mila persone. Bloccata la tangenziale. Molto simile a Milano con il corteo di 100 mila composto da tantissimi giovani, lieve tafferugli con la polizia che ha risposto con lacrimogeni ed idranti. A Napoli hanno sfilato al porto tutte le aziende del settore metalmeccanico e chimico, da Napoli a Pomigliano, Stellantis in testa. Bloccate le stazioni anche a Genova e a Firenze, mentre un corteo ha sfilato sull’autostrada Firenze – Pisa – Livorno. E a Torino blocco massiccio in tutta la città: la manifestazione principale è partita nella mattinata da piazza del Municipio, con più di 100 mila manifestanti. Il corteo si è poi diviso in tre per bloccare la città in più punti. Lo spezzone in corso Francia si è fermato davanti alla sede di Leonardo, cercando di sfondare i cancelli dell’azienda. Gli agenti hanno tentato di disperdere la folla ma il corteo è poi proseguito ricongiungendosi agli altri spezzoni.

Altri cortei a Salerno, Padova, Venezia; molto diffusa la mobilitazione in Puglia ed in Sicilia e Sardegna, una sostanziale mobilitazione capillare che ha coinvolto anche tante piccole cittadine di provincia.

Il WEEKEND si chiude con una manifestazione oceanica a Roma di un milione di partecipanti che segna e amplifica a livello di massa il grande movimento di solidarietà con il popolo palestinese. Un fiume di manifestazioni, blocchi e scioperi iniziati un mese fa alla partenza della flottiglia ed esploso con lo sciopero generale del 22 settembre e 3 ottobre, con sabato 4 ottobre è diventata marea. Un corteo cosi grande a Roma non si vedeva da 20 anni, dalla mobilitazione della CGIL contro la cancellazione dell’articolo 18 nel febbraio del 2002 o quello contro la guerra in Iraq un anno dopo o anche le grandi manifestazioni No Global che avevano investito tutto il mondo così come sta succedendo oggi con la Palestina. La marea umana è eterogenea e variegata, ci sono gli studenti e lavoratori e gli anziani ma la larga maggioranza dei partecipanti sono le giovani generazioni. Sono stati protagonisti con Greta Thunberg “in cella con le cimici, con poco cibo e acqua, costretta a baciare la bandiera israeliana”, di grandi mobilitazioni internazionali sul cambiamento climatico, trasformatosi poi nel sostegno alla resistenza Palestinese.

La Piazza è strapiena e tanti sono felici di manifestare perché quello che sta succedendo è il risveglio dal torpore per dire no all’economia di guerra che toglie servizi, welfare, scuole e ospedali. La resistenza dei Palestinesi ha aiutato anche noi.

La portavoce della Global Sumud Flotilla Maria Elena Delia afferma: “oggi è una giornata storica, che segue un’altra giornata storica. Siamo commossi, perché se il nostro piccolo progetto di quaranta barche ha dato vita a tutto questo significa che ne valeva la pena”.

A migliaia, a ogni altezza del corteo, cantano: “L’Italia lo sa da che parte stare, Palestina libera dal fiume fino al mare”. Lo slogan accusato a torto di antisemitismo e perfino vietato in alcuni paesi europei rimbalza di bocca in bocca, dagli adulti ai bambini.2

Contemporaneamente in Palestina Hamas dice di sì all’ignobile piano di Trump per porre fine al genocidio dei palestinesi.

Esaminiamo la proposta. Si tratta di un chiaro ritorno da una parte al colonialismo in quanto si nomina, un britannico che ha tradito i valori del laburismo inglese, ha mentito al suo popolo e ha le mani sporche di sangue dei 500 mila iracheni trucidati, il noto Tony Blair, quale coordinatore e garante del piano di ricostruzione di Gaza. Un ritorno al protettorato britannico sotto altre forme. Ai Palestinesi si concede di vivere, di non essere deportati ma non di essere un popolo con rappresentanza politica. Hamas viene considerata il male assoluto e non un’organizzazione per la liberazione con la lotta armata di un popolo sotto dominazione straniera.

Anche l’Anp, che si è vista negare illegalmente il visto per poter partecipare alla riunione dell’Onu, non è ammessa alla gestione di Gaza se non dopo una fantomatica riforma che suona come epurazione e rieducazione. Nel XXI secolo postmoderno si impone la legge del cinico individualismo e degli interessi economici sul mito della questione nazionale di un popolo torturato, perseguitato e annientato da decenni. In effetti nel XX secolo queste parole si riferivano agli ebrei e invece, farsa tragica della storia, ora i carnefici sono gli israeliani, proprio loro che del mito di uno Stato per un popolo perseguitato dovrebbero pur sapere qualcosa.

L’indecente proposta trumpiana ignora la causa palestinese. A Gaza, protettorato anglo-arabo, Israele giocherebbe un ruolo minore. Si garantirebbe la non annessione della Cisgiordania, dove i palestinesi continuerebbero a vivere sotto apartheid, Netanyahu, criminale di guerra, sarebbe graziato. La destra messianica proseguirebbe la trasformazione politico antropologica dell’” unica democrazia del medio oriente”. Gli ostaggi da ambo le parti sarebbero liberati.

Hamas ha dato una risposta politica importante per la pace e la sopravvivenza del popolo palestinese. Non si può parlare di una organizzazione anche essa postmoderna, che cerca di salvare la propria pelle. Hamas ha sconvolto le carte. Israele contava sul rifiuto dei resistenti di Hamas per poter legittimare la sua azione genocidaria a Gaza. Ora dovrà rispondere all’offerta di negoziati per liberare gli ostaggi dopo il cessate il fuoco permanente. Una proposta di pace realistica avrebbe rimesso in agenda la causa palestinese e accettato la soggettività palestinese, negoziando con l’Anp e Hamas che, come per l’Olp, da organizzazione terroristica potrebbe divenire interlocutore. La guerra in Algeria nel 1962 ha per caso demonizzato il Fronte di Liberazione Nazionale malgrado le atrocità compiute? Atrocità comprensibili in un movimento di liberazione di un popolo, ma non nello Stato oppressore: i francesi allora, gli israeliani oggi. Il disegno di dominio imperialistico non prevede la risoluzione della questione palestinese oggi. La demonizzazione di Hamas e dell’Iran serve al dominio imperialista Usa nella regione. Merz insegna: Netanyahu sta solo facendo il lavoro sporco.3

Dopo questa importante aggiornamento analitico del progetto di Trump segnalo anche il mio articolo su https://www.edizionikarlandrosa.it/…/lo-chiamano-piano…/

Riprendendo il ragionamento sull’ampio movimento di solidarietà sulla Palestina diventa molto importante cosi come è successo tanti anni fa con il movimento Globale contro la guerra la centralità della forma dell’autoorganizzazione o della partecipazione popolare attraverso la costruzione di organismi come comitati o collettivi territoriali ma anche sui posti di lavoro, nelle scuole e nelle università, con coordinamenti cittadini costruendo luoghi di convergenza tra le diverse organizzazioni presenti che sappiano raccogliere quella grande spinta unitaria e dal basso che abbiamo visto in questi mesi, soprattutto il 22 settembre ed il 3 ed il 4 ottobre.

  1. La mobilitazione permanente e una nuova composizione – Un movimento eclettico e spiazzante di Giuliano Santoro il manifesto sabato 4 ottobre ↩︎
  2. C’E UNA STRADA- La marea di Roma per la Palestina: “Siamo un milione” di Michele Gambirasi-Giansandro Merli il manifesto domenica 5 ottobre ↩︎
  3. HAMAS SPIAZZA TEL AVIV SUL PESSIMO PIANO TRUMP di Elena Basile Il Fatto Quotidiano domenica 5 ottobre ↩︎