Dal Che all’ecosocialismo: contro il capitalismo, per una nuova idea di rivoluzione

Dal Che all’ecosocialismo: contro il capitalismo, per una nuova idea di rivoluzione

Di Leonardo De Angelis

Una sala piena, un pubblico partecipe e una discussione politica che ha attraversato la storia della Rivoluzione cubana per arrivare direttamente al nostro presente: alla critica radicale del capitalismo, delle sue guerre e delle sue devastazioni sociali e ambientali, e alla necessità di costruire una prospettiva ecosocialista.

La presentazione di Passaggi della guerra rivoluzionaria di Ernesto Che Guevara, nella nuova edizione della Casa editrice Karl&Rosa con il saggio introduttivo di Nando Simeone, Amore e Rivoluzione, è stata molto più di una semplice presentazione editoriale.

Tutti gli ospiti hanno partecipato al confronto: Nando Simeone, autore del saggio introduttivo; Carlos Javier Gutierrez, addetto culturale dell’Ambasciata di Cuba in Italia; Massimiliano Cafaro, Presidente Emerito dell’Associazione Pantera 90 Archivio; Leonardo Celi, regista; e Alessandro Luparelli, Capogruppo al Comune di Roma di Sinistra Civica Ecologista.

La serata è stata coordinata dal sottoscritto: ho introdotto la presentazione, accompagnato il confronto con gli ospiti e cercato di tenere insieme i diversi fili della discussione: dalla figura del Che alla Rivoluzione cubana, dalla memoria delle lotte alla critica del capitalismo e alla prospettiva ecosocialista.

Proprio nell’introduzione ho posto al centro della discussione una domanda: perché ripubblicare oggi, nel 2026, un libro che racconta una vicenda rivoluzionaria iniziata quasi settant’anni fa?

La risposta è stata cercata nella capacità di alcuni testi di appartenere alla storia e, nello stesso tempo, di continuare a interrogarci sul presente.

Il filo conduttore della serata è stato chiaro: la necessità di mettere in discussione il capitalismo e di tornare a ragionare sulla possibilità di una trasformazione radicale della società, anche per arrivare direttamente al nostro presente: alla critica radicale del capitalismo, delle sue guerre e delle sue devastazioni sociali e ambientali, e alla necessità di costruire una prospettiva ecosocialista.

Amore e Rivoluzione

Ad aprire la discussione è stato Nando Simeone. La prima domanda è partita proprio dal titolo del suo saggio: Amore e Rivoluzione.

Che rapporto può esserci tra queste due parole apparentemente così lontane?

La risposta ha permesso di affrontare il Che non soltanto come comandante guerrigliero o come icona rivoluzionaria, ma come uomo animato da passioni, legami, ideali e da una profonda idea della dignità umana.

È anche questo il senso della nuova edizione di Karl&Rosa: tornare dall’icona alla persona e dalla persona alla storia, sottraendo il Che sia alla mercificazione della sua immagine sia alla semplice celebrazione nostalgica.

Ma l’intervento di Nando non si è fermato alla rilettura storica. Il suo discorso ha assunto un carattere fortemente politico quando ha rivolto un accorato appello al ritorno alla militanza attiva, alla necessità di uscire dalla dimensione delle sole discussioni e delle dichiarazioni di principio.

Il messaggio è stato netto: «Le chiacchiere stanno a zero. È necessario passare dalle parole ai fatti concreti».

Un richiamo che ha riportato il discorso sulla condizione attuale della sinistra e sulla necessità di ricostruire partecipazione, organizzazione e capacità di iniziativa. Perché rileggere il Che non può significare soltanto discutere del passato: significa anche interrogarsi su cosa siamo disposti a fare, concretamente, nel presente.

Ma quello di Nando non è stato soltanto un richiamo alla necessità di reagire alla crisi della sinistra radicale. Nando ha indicato anche alcuni segnali di speranza che arrivano da diverse parti del mondo: dalle esperienze di trasformazione politica rappresentate da Zohran Mamdani a New York, alle mobilitazioni degli studenti e alle lotte sociali che attraversano la Francia e la Spagna, fino alle tante esperienze di resistenza e di conflitto che continuano a mettere in discussione l’ordine esistente.

Il messaggio, quindi, non è quello di una sinistra condannata alla marginalità, ma di una sinistra che deve tornare a guardare alle lotte reali, organizzarsi e costruire connessioni tra esperienze diverse. Per Nando, le alternative al capitalismo non sono soltanto un’idea del passato: possono tornare a essere una prospettiva concreta, se si ha il coraggio di trasformare le parole in pratica politica.

E proprio da qui è tornata una delle domande centrali della serata: quanto è ancora attuale il pensiero del Che? E possiamo immaginare una sua “reincarnazione”, non come copia di un personaggio storico, ma come nuova figura capace di unire internazionalismo, critica radicale del sistema, passione rivoluzionaria e dimensione umana?

Una domanda rimasta aperta, come è giusto che sia.

Lasciare parlare il Che

Per riportare la discussione alla concretezza del libro ho letto due brevi brani di Passaggi della guerra rivoluzionaria.

Il primo racconta l’incontro tra il Che e Fidel Castro in Messico e quella «romantica simpatia avventurosa» che lo spinse ad accettare il rischio di combattere per un ideale.

Il secondo racconta invece la traversata del Granma: gli uomini destinati a diventare protagonisti della Rivoluzione cubana alle prese con il mal di mare, in una scena che lo stesso Che descrive con ironia e che restituisce tutta l’umanità di quella vicenda.

Due frammenti sufficienti a ricordarci che dietro l’icona c’è una persona e dietro la leggenda c’è una storia fatta di scelte, paure, sacrifici, errori e speranze.

Cuba, ieri e oggi

Particolarmente significativo è stato l’intervento di Carlos Javier Gutierrez, addetto culturale dell’Ambasciata di Cuba in Italia.

Il suo intervento è stato uno dei momenti più importanti della serata, perché ha permesso di collegare la storia raccontata dal Che alla realtà di Cuba oggi: una realtà ancora sottoposta a una pesante pressione economica e politica e che continua a rivendicare il proprio diritto all’autodeterminazione.

Carlos Javier, con grande dignità ma altrettanta fermezza, ha descritto una situazione a Cuba estremamente critica, soprattutto sul piano energetico. Una crisi che, nelle sue parole, sta avendo conseguenze drammatiche sulla vita quotidiana della popolazione e mette a rischio migliaia di persone, con particolare gravità per i bambini e per le fasce più fragili.

Nel denunciare gli effetti dell’embargo e delle sanzioni statunitensi, Carlos Javier ha usato parole durissime, definendo «un genocidio» ciò che sta accadendo a Cuba e attribuendone la responsabilità alle politiche dell’amministrazione Trump. Un intervento che ha dato alla discussione sulla solidarietà con Cuba una dimensione concreta e drammatica, riportando al centro le conseguenze che le scelte politiche ed economiche internazionali producono sulla vita delle persone.

Da qui il tema della solidarietà internazionale, che per Karl&Rosa non è un elemento simbolico.

Per ogni copia venduta di Passaggi della guerra rivoluzionaria, la Casa editrice destinerà 10 euro all’Ospedale e al Policlinico di Niquero, nella provincia di Granma.

Un piccolo contributo concreto, ma anche una scelta politica: la memoria della Rivoluzione deve tradursi in solidarietà con Cuba oggi.

Dalla Pantera all’ecosocialismo

Particolarmente significativo è stato anche l’intervento di Massimiliano Cafaro, Presidente Emerito dell’Associazione Pantera 90 Archivio, che ha riportato la discussione alla stagione delle mobilitazioni studentesche e politiche vissute in prima persona. Cafaro ha sottolineato con una certa emozione il suo stupore nel ritrovare, a tanti anni di distanza, lo stesso Nando Simeone che aveva conosciuto nella Pantera, ancora impegnato in prima linea, oggi nella solidarietà con Cuba. A colpirlo è stata soprattutto la continuità di quell’impegno, ma anche il calore e la passione con cui Nando continua a intervenire e a mobilitarsi: un esempio concreto di come la militanza politica, quando è autentica, possa attraversare le generazioni e non esaurirsi con la fine di una stagione politica.

Leonardo Celi, regista e autore, ha affrontato il tema della rappresentazione della storia attraverso il cinema e le immagini. Partendo anche dalla sua esperienza diretta nella Pantera, ha sottolineato quanto il linguaggio delle immagini possa contribuire a mantenere viva la memoria delle lotte e delle esperienze politiche, ma anche il rischio che la trasformazione di una figura come il Che in un’icona finisca per semplificarne la complessità umana e politica.

Il suo intervento ha così riportato al centro una questione comune a tutta la serata: come raccontare le rivoluzioni e le lotte senza trasformarle né in un mito intoccabile né in un reperto del passato, ma restituendo loro la capacità di interrogare il presente.

Alessandro Luparelli, Capogruppo di Sinistra Civica Ecologista in Campidoglio, ha portato nella serata anche la dimensione istituzionale della solidarietà a Cuba. Ha ricordato il suo impegno, insieme al gruppo consiliare, per promuovere in Roma Capitale una presa di posizione concreta a sostegno del popolo cubano, a partire dalla richiesta di denunciare gli effetti devastanti dell’embargo e delle sanzioni statunitensi e di sollecitare interventi di cooperazione e aiuto umanitario. Un impegno che prova a tradurre la solidarietà politica in iniziativa istituzionale, facendo della città di Roma un soggetto attivo nel sostegno a Cuba.

Ma, pur partendo da esperienze e punti di vista differenti, gli interventi hanno continuato a convergere su una questione di fondo: la critica a un modello capitalistico che produce disuguaglianze, guerre, devastazione ambientale e nuove forme di dominio.

Ed è qui che il richiamo all’ecosocialismo ha assunto un significato particolare.

Non come semplice aggiornamento teorico del socialismo, ma come necessità di ripensare radicalmente il rapporto tra produzione, ambiente, lavoro e società. Perché non può esserci emancipazione sociale senza affrontare la crisi ecologica e non può esserci soluzione alla crisi climatica lasciando intatti i rapporti economici che la alimentano.

Una domanda ancora aperta

La serata si è conclusa con una domanda che, in fondo, ha attraversato tutti gli interventi:

che cosa significa oggi parlare di rivoluzione?

Non significa ripetere meccanicamente l’esperienza cubana del 1959. Significa piuttosto interrogarsi sulla possibilità di costruire un’alternativa reale a un sistema che sembra presentarsi come l’unico possibile.

E qui torna anche il tema della sinistra radicale: la necessità di ritrovare il bandolo della matassa, di superare frammentazioni e divisioni e di ricostruire una capacità comune di iniziativa e di conflitto.

Una necessità resa ancora più urgente dalla crisi sociale, dalle guerre e dall’emergenza ambientale.

A chiudere la serata, dopo il confronto tra gli ospiti e le domande del pubblico, ho voluto leggere, anche per un doveroso omaggio al Maestro, le ultime strofe di Stagioni di Francesco Guccini: “Da qualche parte un giorno, dove non si saprà. Dove non l’aspettate, il “Che” ritornerà”

Una scelta che ha riportato la discussione sul tema del tempo, delle stagioni politiche che cambiano, delle sconfitte e della necessità di continuare a cercare una strada.

Perché il senso di una serata come questa non è stato quello di celebrare una rivoluzione ormai consegnata alla storia.

È stato, al contrario, tornare a discutere della possibilità di cambiare il presente.

Il successo della serata, la partecipazione del pubblico e le numerose copie di Passaggi della guerra rivoluzionaria vendute ci dicono che questa esigenza non è affatto scomparsa.

Dal Che all’ecosocialismo, dalla solidarietà con Cuba alla necessità di ricostruire una sinistra capace di tornare a lottare: le parole ascoltate ieri sera ci ricordano che il capitalismo non è l’orizzonte inevitabile della nostra storia. Le alternative esistono. Ma, come ci ha ricordato Nando Simeone, è tempo di passare dalle parole ai fatti, ritrovando il coraggio della militanza, dell’organizzazione e dell’unità.