Di Nando Simeone
La novità della conflittualità tra Stati Uniti ed Europa
Il “nuovo ordine” o piuttosto disordine in costruzione, che già comporta un acuirsi dei conflitti Inter-imperialistici e una ripresa della corsa al nucleare, sta rendendo il mondo più conflittuale e pericoloso. Il “caos geopolitico” si sta aggravando, dando luogo a una crisi del sistema imperialista, ovvero a un indebolimento della potenza egemonica. A ciò si aggiunge l’emergere di nuovi imperialismi, come la Russia e la Cina. Siamo di fronte a di una riconfigurazione continua in un contesto globale di fortissima instabilità, in cui non vi è nulla di consolidato. In ogni caso, l’imperialismo del blocco sotto la guida americana dopo il crollo dell’URSS non esiste più.
Questa situazione conflittuale progredisce e si manifesta anche sul terreno della geo economia e della geopolitica africana, dove la Russia è in competizione con la Francia e con gli Stati Uniti sia sul piano economico e sia su quello militare, in particolare nelle ex colonie francofone dell’Africa occidentale. La Cina, dal canto suo, sta cercando di aumentare la propria influenza economica in tutte le parti del continente africano.
Parallelamente l’amministrazione Trump degli Stati Uniti con la nuova strategia di sicurezza nazionale, abbandona l’asse centrale dell’alleanza NATO con Unione Europea e interviene pesantemente sia sul cambio di regime nei paesi UE e nella stessa Unione Europea, sia sul terreno economico.
Tale strategia presenta l’ascesa dei “partiti patriottici europei” come motivo di “grande ottimismo”, mentre descrive i governi democraticamente eletti come “governi di minoranza” che “calpestano i principi democratici”.
La Russia, in questo nuovo quadro, non viene descritta come minaccia. Il concetto stesso di deterrenza, cardine della politica di difesa occidentale per ottant’anni, scompare. Si parla soltanto di “stabilità strategica” e di normalizzazione dei rapporti con il regime di Putin.
Si tratta di un documento che rilancia la competizione degli USA sul mercato, sia nei confronti degli stati dell’UE sia della Russia, intrecciandola con il loro profilo politico, reazionario se non apertamente fascista. Tra gli obiettivi indicati vi sono;
– stabilire una relazione pacifica e stabile con la Russia;
– favorire un’Europa composta da nazioni sovrane, meno integrate;
– bloccare l’espansione della NATO;
– aprire i mercati europei ai prodotti americani;
– rafforzare i rapporti con l’Europa dell’Est e del Sud tramite armi, commercio e influenza culturale;
– incoraggiare l’opposizione interna alle attuali classi dirigenti europee.
Il pericolo dei Brisc un blocco costruito intorno alla Cina. Questo schieramento, in espansione e all’offensiva, comprende la Russia – nonostante i suoi interessi particolari e le contraddizioni con Pechino – , la Corea del Nord, molte repubbliche dell’Asia centrale. Esso sta consolidando nuove alleanze, tra cui i califfati mediorientali (Arabia Saudita, Qatar, Bahrein e Iran) e mira a trasformare i BRICS in un’alleanza contro l’imperialismo occidentale.
La Mondializzazione dell’economia spinge verso una crisi di governabilità: il nuovo dominio di classe è strutturalmente instabile. Tutto ciò conduce a delle aperte crisi di legittimità e di governabilità in numerosi paesi e intere regioni, verso una condizione di stato di crisi permanente.
Un capitalismo in profonda crisi che di fronte all’umanità non riesce a celare i suoi crimini ai danni degli uomini, delle donne, dell’ambiente e degli animali non umani. Guerre, miseria, precarietà del lavoro, distruzione ambientale e carestie: questi sono gli ingredienti che il capitalismo del XXI secolo ci riserva.
Il pericolo maggiore è rappresentato dalla guerra e dalla possibilità di utilizzo di bombe atomiche, ma anche guerre condotte con armi “convenzionali”, in presenza di centrali nucleari, avrebbe effetti ugualmente catastrofici. Anche le armi biologiche e chimiche minacciano di avere conseguenze simili. E’ sempre più relativo il concetto di “armi convenzionali” se poi esistono bombe e testate non nucleari che hanno una potenza distruttiva altrettanto grande o persino maggiore della bomba atomica di Hiroshima.
Dalla globalizzazione a un nuovo protezionismo vedi dazi
La crisi della globalizzazione spinge l’Occidente verso un ripiegamento su macro aree se non addirittura su base nazionale. Le tensioni commerciali in corso danno vita a processi i cui esiti sono di difficile previsione. La rincorsa a mettere barriere per proteggere produzioni interne è stata innescata dagli Usa, con la presidenza Obama, ed è andata aumentando e consolidandosi con Trump fino a Biden. Oggi Trump imprime un’ulteriore radicalizzazione di questa tendenza. Campioni finanziari-industriali di livello globale (Amazon, Google, BlackRock, per fare solo alcuni esempi) organizzati su una scala sovranazionale, sembrano calarsi nel nuovo contesto competitivo adeguandosi con una repentinità a volte persino imbarazzante. Trump sembra rappresentare un rilancio del loro dominio senza interventi governativi, un’opportunità per alleggerire provvedimenti antitrust e regolamentazioni che con l’ultimo Biden erano apparsi sulla scena politica democratica. Sembra esser nato un nuovo schieramento socio-politico fortemente segnato dal protagonismo delle classi dominanti.
La sanguinosa offensiva bellica scatenata dallo Stato sionista di Israele e dall’imperialismo statunitense contro il popolo palestinese, in seguito all’attacco del 7 ottobre, ha ulteriormente sconvolto la fragile e caotica situazione di un mondo in crisi multidimensionale.
Occorre aggiungere a ciò la continua guerra della Russia all’Ucraina, così come l’ascesa e l’affermazione dell’estrema destra. Questo quadro spinge l’amministrazione Trump a conquistare nuovi mercati, sia con la vendita di Armi, basta vedere tutti i paesi UE da chi acquistano le armi, con aumenti consistenti delle spese militari in relazione al PIL, ma l’obiettivo centrale è riaprire relazioni commerciali con la Russia. Al di là delle sanzioni che erano state programmate e ad oggi completamente delegate al’ UE provare a destabilizzare il Brics o ad introdurre contraddizioni tra Russia e Cina.
Il vero assente oggi in questa situazione difficile e drammatica è il movimento di massa contro la guerra e contro l’aumento delle spese militari, che abbia la capacità di intrecciarsi con i bisogni sociali sempre più martoriati dalle politiche neoliberista di austerità.


