Spin Time si difende e rilancia «Mobilitazione permanente»

Spin Time si difende e rilancia «Mobilitazione permanente»

Di Michele Gambirasi

«Roma è tutta qui» recita lo striscione. Alle 14 è piena la strada davanti a Spin Time, palazzo di sette piani occupato dal 2013 e di recente sede del Giubileo dei movimenti popolari. Il suo nome, dopo il blitz di dicembre a Torino contro Askatasuna, è tornato a circolare tra quelli che il ministro dell’Interno Piantedosi vorrebbe sgomberare. Abitanti e attivisti in risposta hanno chiamato a raccolta movimenti, artisti e politica nazionale e cittadina. Nelle stesse ore in cui, a Napoli, andava in scena un’assemblea analoga in difesa del centro sociale Officina 99.

DAI SETTE PIANI dell’Esquilino, a Roma, è destinata a passare, è il ragionamento, tanto la difesa del modello di città che rappresenta il palazzo, definito «cantiere rigenerazione urbana», quanto un pezzo della risposta alle politiche delle destre globali. «Vogliono sfondare l’argine e portare via tutto, di mezzo ci siamo noi e la nostra forza che abbiamo già messo in campo a ottobre, quando abbiamo agito tutti insieme», ha scandito Umberto, militante di Askatasuna all’apertura dell’assemblea. L’offensiva contro gli spazi sociali degli ultimi mesi ha rappresentato l’ultimo passaggio delle politiche repressive dell’esecutivo, e da lì è pronto a ripartire il calendario delle mobilitazioni: gli appuntamenti sono il 17 e il 31 gennaio a Torino, per l’assemblea nazionale e il corteo di risposta all’operazione su Askatasuna.

In mezzo, il 24 e 25 gennaio, a Bologna ci sarà il movimento «No Kings» per ragionare sull’articolazione internazionale delle destre e della mobilitazione che ne consegue: «La dimensione locale non può più essere letta senza quella globale. L’attacco del governo agli spazi è lo stesso di Trump che con l’Ice occupa militarmente le città», hanno scandito dai centri sociali del Nord est.

SPIN TIME, al cui interno abitano circa 400 persone, mette l’esecutivo davanti a una delle sue contraddizioni, ovvero l’emergenza abitativa. In estate il governo ha annunciato il «Piano casa», di cui non si vedono ancora i contorni né le risorse necessarie. Nella manovra sono stati stanziati appena 200 milioni per il 2026 e 2027, mentre venerdì la premier è tornata a parlarne nel corso della conferenza stampa di inizio anno, annunciandone centomila nuovi alloggi in dieci anni.

DAL CANTO SUO il palazzone dell’Esquilino è stato inserito all’interno del Piano casa del comune di Roma, che avrebbe intenzione di acquistarlo nonostante l’operazione non sia ancora riuscita. L’attuale proprietà, il fondo immobiliare Investire Sgr, ha rifiutato in passato le offerte dell’amministrazione ed era filtrato anche il potenziale inserimento del Viminale nella trattativa, di fatto fermandola. «Al fondo non conviene vendere il palazzo così dice che non tratta con i criminali», ha detto ieri Chiara Cacciotti, ricercatrice e attivista del palazzo. Il ragionamento gira anche intorno alle manovre finanziarie che la proprietà ha condotto negli ultimi tempi: «A dicembre hanno acquistato il fondo Natissa, diventando così gestori di 5 fondi immobiliari per rafforzare, dicono, il loro ruolo nel settore living in tutta Italia e continuare con progetti di rigenerazione», ha spiegato ancora Cacciotti.

PER QUESTO l’affare Spin Time investe anche il centrosinistra, che sul tema della sicurezza vorrebbe in qualche modo provare a mettere in difficoltà il governo e chi si ricandida ad amministrare la città con la nuova tornata elettorale. Anche nei casi di Askatasuna a Torino e del Leoncavallo a Milano, le operazioni del Viminale sono andate a segno lì dove governi cittadini di centrosinistra si stavano adoperando per cercare vie di interlocuzione con gli spazi sociali, provando a frenare quei progetti e cercando di dividere le opposizioni. «Dal comune ci dovrebbero spiegare come pensando di far combaciare il Piano casa con progetti di finanza immobiliare che usano la rigenerazione come foglia di fico», ha detto ancora Cacciotti.

«Il comune non affronta l’emergenza casa dal punto di vista dell’ordine pubblico e per la prima volta ha stilato un piano con movimenti e sindacati stanziando 250 milioni. Le forze democratiche devono ragionare con noi per capire come far diventare questo un modello», ha incalzato Andrea Alzetta, per tutti Tarzan, volto storico dei movimenti per il diritto all’abitare e di Spin Time. Per la coordinatrice della segreteria Pd, Marta Bonafoni, «Ddfendere Spin Time significa difendere un’idea di città più giusta, inclusiva e solidale».

DELLO SGOMBERO non sarebbe convinto nemmeno il prefetto di Roma. Proposte di alternative abitative non ne sono state avanzate, mentre il Viminale osserva in silenzio. Nelle prossime settimane è atteso il Comitato per l’ordine e la sicurezza, dove sul tavolo potrebbe presentarsi l’argomento.

Articolo pubblicato da: https://ilmanifesto.it/