Di Nando Simeone
L’Albania raramente finisce sulle prime pagine dei media tradizionali. Nelle ultime settimane, tuttavia, questo piccolo Paese balcanico è stato teatro di una mobilitazione contro gli effetti devastanti di un modello di sviluppo che sacrifica l’ambiente in nome del profitto e, in questo caso, del turismo di lusso destinato alle élite economiche.
Le piazze gremite, i megafoni e i fenicotteri di gomma sollevati verso il cielo di Tirana raccontano la storia di un punto di rottura. La protesta di Zvërnec ha infranto il mito dell’inevitabilità, quella forma di fatalismo e rassegnazione collettiva che per anni ha caratterizzato il rapporto tra cittadini e potere, dimostrando che anche il reflusso politico più radicato può trasformarsi in azione popolare.
Situata a circa 150 chilometri a sud-ovest di Tirana, l’isola di Sazan è una ex base militare del regime di Enver Hoxha. Le sue magnifiche spiagge affacciate sull’Adriatico e la sua ricca biodiversità ne fanno un vero e proprio santuario naturale, habitat di numerose specie, tra cui colonie di fenicotteri rosa.
È su quest’isola considerata un gioiello ambientale che Ivanka Trump e Jared Kushner, figlia e genero di Donald Trump, hanno deciso di sviluppare un resort di lusso dal costo stimato di 1,4 miliardi di euro. Un secondo progetto è previsto a Zvërnec, sulla costa opposta dell’area protetta. L’inizio dei lavori è previsto nei prossimi anni.
Da oltre una settimana, il centro della capitale albanese è teatro di una mobilitazione senza precedenti per intensità e partecipazione: una marcia quotidiana che da piazza Skanderbeg raggiunge gli uffici del primo ministro Edi Rama.
La rapida trasformazione della rassegnazione in una protesta lunga e trasversale richiede un’analisi che vada oltre la dimensione puramente conservazionista — cioè la sola difesa dei fenicotteri, delle dune e dell’ecosistema locale — per interrogare le dinamiche del capitalismo estrattivo.
Un modello che non genera una reale ricchezza diffusa sul territorio, ma che tende a “estrarre” valore da una risorsa naturale incontaminata, privatizzando una costa e trasformandola in un progetto immobiliare di lusso.
La vicenda apre inoltre una riflessione sulle trasformazioni del quadro legislativo albanese e sulla ridefinizione del concetto di sovranità popolare e gestione dei beni comuni. Ridurre questa protesta a una semplice battaglia ecologista per la tutela della natura significherebbe quindi sottovalutarne la portata politica.
Le modalità controverse con cui il fondo di investimento Affinity Global Development, associato a Jared Kushner, avrebbe ottenuto le autorizzazioni per realizzare questo progetto, insieme alle minacce ambientali legate all’intervento, hanno alimentato una crescente indignazione pubblica.
Ogni sera, dall’inizio di giugno, migliaia di manifestanti scendono in piazza a Tirana per contestare il progetto e le politiche del primo ministro socialista Edi Rama. Al grido di “L’Albania non è in vendita” e “Ivanka torna a casa”, le bandiere nazionali si mescolano alle immagini dei fenicotteri rosa, diventati il simbolo del movimento.
Il punto di rottura si è verificato il 30 maggio a Zvërnec. Un sit-in di protesta è degenerato in episodi di violenza dopo l’intervento degli addetti alla sicurezza privata schierati a difesa dei cantieri.
La diffusione sui social delle immagini di un manifestante trascinato con la forza sulla sabbia dalle guardie private, sotto gli occhi della polizia di Stato, ha trasformato un conflitto ambientale locale in una crisi di legittimità istituzionale. Una parte dell’opinione pubblica ha interpretato la passività delle forze dell’ordine come il segnale di una subordinazione degli apparati statali agli interessi del capitale privato.
Dal 31 maggio, piazza Skanderbeg a Tirana si riempie quotidianamente alle 18. La definizione del movimento come “Rivoluzione dei fenicotteri” nasce dalla volontà di legare la rivendicazione politica alla specificità ecologica del territorio minacciato.
La laguna di Narta, parte integrante dell’area protetta, è infatti riconosciuta come Important Bird Area (IBA) da BirdLife International ed è candidata al programma Smeraldo, la rete ecologica paneuropea per la conservazione degli habitat naturali. La zona ospita oltre 200 specie protette, tra cui fenicotteri, tartarughe marine e il pellicano riccio.
La mobilitazione ha progressivamente messo in discussione la retorica governativa dello sviluppo lineare, mostrando come concetti quali “modernizzazione” e “turismo di lusso” possano essere utilizzati come strumenti di legittimazione della privatizzazione e della trasformazione di ecosistemi complessi.
Edi Rama, che avrebbe garantito al progetto dieci anni di esenzione fiscale, giustifica questa scelta con la necessità di sviluppare il turismo e sostenere il percorso di candidatura dell’Albania all’Unione Europea.
In una regione segnata dall’influenza russa e da importanti investimenti cinesi, il coinvolgimento degli interessi legati alla famiglia Trump mostra ancora una volta l’intreccio tra ambizioni geopolitiche e operazioni immobiliari, come già emerso in altri progetti controversi.
La mobilitazione attorno alla penisola di Zvërnec rappresenta una discontinuità nel rapporto tra cittadinanza, territorio e istituzioni statali. Per la prima volta nella storia recente del Paese, un conflitto legato alla tutela ambientale è riuscito a unire settori sociali diversi e a coinvolgere attivamente anche la numerosa diaspora albanese, rompendo il paradigma dell’emigrazione come unica forma di sfogo del malcontento sociale.
La Rivoluzione dei fenicotteri pone quindi le istituzioni albanesi davanti a un bivio. Da una parte, il proseguimento di un modello di sviluppo basato sull’estrazione di valore dalle risorse naturali attraverso concessioni controverse, regimi legislativi speciali e privatizzazione dei beni comuni. Dall’altra, la possibilità di avviare una governance più trasparente, democratica e partecipata del territorio.
L’esito di questo conflitto non determinerà soltanto il futuro ecologico della laguna di Narta, ma anche i confini della cittadinanza e dello Stato di diritto in Albania nel percorso verso l’integrazione europea.
La vicenda dimostra inoltre come, anche nei Paesi capitalistici periferici dal punto di vista economico e geopolitico, il conflitto sociale e quello ambientale siano sempre più intrecciati. È proprio in questa connessione che può svilupparsi una proposta ecosocialista capace di coniugare la soddisfazione dei bisogni collettivi con l’equilibrio ecologico, attraverso criteri che non siano fondati esclusivamente sul valore monetario e sulla logica del mercato.
I principi dell’ecosocialismo nascono dall’incontro tra il movimento ecologista e la critica marxista dell’economia politica. La costruzione di una forza sociale trasformativa richiede l’intreccio tra lotte ambientali, economiche, femministe e studentesche.
Le questioni del lavoro, della produzione, della riproduzione sociale e dello sviluppo diventano così centrali: l’ecosocialismo implica una rottura radicale con la civiltà materiale del capitalismo e con il modello di sfruttamento illimitato delle risorse naturali.


