La Pantera a Napoli da Officina99

La Pantera a Napoli da Officina99

Di Nando Simeone

Alcuni avvenimenti come la presentazione del libro sul movimento studentesco del ‘90, insieme al regista Leonardo Celi, ci inorgogliscono e ci rendono fieri di essere stati protagonisti di quel grande movimento.

L’iniziativa organizzata da Officina 99 ha avuto come titolo: “35 ANNI D’AMORE CHE RESISTE”.

Una festa dove gli invitati “le persone che ancora amano, resistono e cospirano per realizzare il desiderio di un mondo più giusto. Con la proiezione del documentario “La Pantera eravamo noi” di Leonardo Celi e la presentazione del libro “La Pantera. 30 anni portati bene” di Nando Simeone (Nep edizioni) ripercorriamo la storia dei movimenti giovanili di questo paese: dalle “magliette a strisce” degli anni ’60, a La Pantera degli anni ’90, dal movimento “no global” del 2000, fino ai più recenti Fridays For Future. La memoria del passato come pratica viva, strumento per immaginare un presente e un futuro alternativi”.

Non è stato poi possibile trasmettere il documentario “La Pantera eravamo noi”, ma pur in assenza di quello straordinario documentario, che ricostruisce con immagini ed interviste, l’avvincente storia del movimento studentesco si è deciso di procedere con la presentazione del libro, con l’introduzione di Ubaldo Nazzaro, compagno storico di Officina 99, e subito dopo ho esposto gli eventi principali di quesi fantastici anni.

Il movimento nasce a Palermo il 5 dicembre nella facoltà di lettere dove si decise per l’occupazione a oltranza. La mobilitazione prese avvio a partire dall’agitazione dei lettori e delle pessime condizioni strutturali dell’ateneo palermitano e si legò immediatamente all’assenza di una legge regionale sul diritto allo studio e alla discussione in parlamento di un progetto di controriforma dell’università, proposto dal ministro socialista Ruberti.

Quasi tutte le facoltà, una dopo l’altra, cadevano in mano al movimento. L’assemblea di ateneo spinse in avanti il nascente movimento soprattutto dal punto di vista della sua autoorganizzazione: vennero istituite la commissioni di studio di studio, sulla riforma Ruberti, l’altra sul diritto allo studio, e venne istituito il centro stampa d’Ateneo con il preciso compito di gestire il difficile rapporto con i mass media, ma anche i rapporti con le altre facoltà che pian piano iniziavano a mobilitarsi.

Natale a Palermo da tutta Italia: scesero a Palermo centinaia di studenti, non solo militanti politici delle organizzazioni giovanili. Enorme fu la partecipazione ai veglioni di fine anno, alle tante feste nelle facoltà occupate, ai concerti. La facoltà di Architettura divenne emblema di questo processo di appropriazione e liberazione delle facoltà, e al suo interno suscitò grande emozione la galleria d’arte prodotta dagli studenti: “Più di 150 murales, uniti dal criterio di rappresentare la libertà nelle sue mille forme. La prima aula che si incontra è intitolata all’Intifada e i murales rappresentano scene della lotta del popolo palestinese”. Fu una delle produzioni culturali più avanzate del movimento studentesco.

Di ritorno dalle vacanze militanti siciliane, appena rientrati in facoltà, il comitato di Psicologia di Roma convocò un’assemblea di facoltà, decisi di provare l’occupazione a prescindere dalla presenza numerica all’assemblea. Dopo la scelta di occupare ci fu una grandissima festa nella facoltà occupata e successivamente nelle altre facoltà a partire da Lettere il 14 gennaio del 1990 fu occupata e successivamente tutte le altre ed appena dopo anche in tutte le altre facoltà in giro per l’Italia furono occupate.

Poi abbiamo anche un cambio nella presidenza per la gestione del dibattito ad officina 99, Ubaldo Nazzaro viene sostituito da Federica Pagano, da sottolineare che noi ex Pantere non eravamo tantissimi, ma in compenso erano presenti tanti giovani donne ed uomini, e diversi interventi sono stati molto rigorosi.

Ma il punto politicamente cruciale della Pantera fu la messa in questione del progetto di privatizzazione corporativa dell’Università avanzato dal ministro-rettore Ruberti e sostenuto, in buona sostanza, anche dal Pci; Ruberti segnò in effetti uno dei punti più significativi dell’effettiva egemonia che il craxismo esercitò in quegli anni sul PCI. Riguardando quel dibattito oggi, 36 anni dopo e dopo che i semi di quel progetto hanno dato i frutti amarissimi che sono sotto gli occhi di tutti, risulta chiaro quanto quel movimento avesse ragione e quanto vedesse lontano. La Pantera fu invece lasciata morire, per solitudine, dalla sinistra riformista: nonostante l’ampiezza inaudita delle mobilitazioni (per il numero di Facoltà occupate e per la durata delle occupazioni la Pantera superò di gran lunga anche il ’68!) non si riuscì nemmeno a portare in aula la legge di Ruberti, che fu approvata, con la complicità del PCI, direttamente in Commissione. Se si vuole capire ciò che successe poi negli anni Novanta e la sconnessione che si determinò da allora fra sinistra e mondo giovanile, aprendo la strada agli “anni di merda” del craxismo e del berlusconismo, la vicenda della Pantera appare cruciale. Qualcuno scrisse allora (riferendosi alla sinistra riformista) che chi calpesta i fiori non si deve poi sorprendere di non raccogliere i frutti.

La Pantera del 1990 si mobilitava in un’università che si avvicinava all’università di massa, oggi dopo la dura sconfitta di quel movimento la classe dominante ha agito con molta cautela per portare avanti ulteriori processi di smantellamento dell’Università pubblica, fino ad arrivare ad oggi con le università di seria A con costi altissimi dove solo i figli dei ricchi possono accedere e le altre università di serie B e di serie C che non possono che formare futuri professionisti e lavoratori e lavoratrici qualificati, ma purtroppo inseriti nella giungla del precariato.

Terminato lo straordinario dibattito abbiamo gustato e bevuto cose straordinarie e ovviamente non poteva mancare la musica “Con il dj set a cura di selectors dei sound system autocostruiti diamo voce alla musica dal basso: dancehall, dub, tekno, breakbeat e tutte le frequenze che sfuggono ai circuiti mainstream e all’omologazione sonora. Da vent’anni Officina 99 è casa per molti sound system della città, che qui costruiscono, riparano e sperimentano, condividendo materiali e saperi attraverso pratiche di autogestione e autonomia.

E come in tante feste del movimento della Pantera, a Napoli da Officina 99 si è socializzato con tanti compagne e compagni fino a notte fonda, poi siamo rientrati nella casa che ci ospitava, ed io con Leonardo appena rientrati abbiamo discusso sia con Alvise che con Priscilla e instancabilmente abbiamo continuato a socializzare piacevolmente. Anche se stanchissimi abbiamo montato il file del documentario e con il videoproiettore ci siamo rivisti lo straordinario lavoro di Leonardo Celi. Abbiamo terminato tardissimo, intorno alle 3 di notte, la mattina ci siamo alzati piuttosto tardi e non siamo riusciti a partecipare alla manifestazione del 1° maggio di Napoli, per magra consolazione siamo rientrati a Roma nel primo pomeriggio.

Il libro LA PANTERA 30 anni portati bene (Nep edizioni)

Conferito per il primo posto nell’ambito del Contest letterario riservato ai testi Editi della Sezione Opere Letterarie del XII Festival Internazionale Roma FilmCorto