COMUNITÀ ENERGETICHE: IL GOVERNO RIDUCE DEL 64% I FONDI PNRR

COMUNITÀ ENERGETICHE: IL GOVERNO RIDUCE DEL 64% I FONDI PNRR

Di Ci sarà un bel clima

C’è un’immagine che fotografa perfettamente lo stato della transizione energetica in Italia oggi: un post su LinkedIn, pubblicato a pochi giorni dalla scadenza di un bando cruciale, che annuncia un taglio di 1,4 miliardi di euro parlando di una “mailstone” raggiunta.
Quel refuso non è solo un errore di battitura. È il simbolo della leggerezza con cui si sta giocando con il futuro energetico di famiglie e imprese. Mentre il Ministero dell’Ambiente (MASE) definisce il taglio del 64% ai fondi PNRR per le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) un “riallineamento responsabile” e un atto di “buon governo”, la realtà che viviamo sui territori racconta una storia molto diversa.


La “toppa” ministeriale


Il Governo ci dice che i soldi bastano. Sostengono che le risorse attuali copriranno le richieste perché molti progetti verranno scartati fisiologicamente. Ma i conti non tornano.
Come sottolinea Giovanni Montagnani, vicepresidente di Ci sarà un bel clima, le richieste di fondi sfiorano già il miliardo di euro e altre arriveranno a breve. Ridurre il budget a meno di 800 milioni significa condannare consapevolmente una fetta enorme di progetti a restare esclusi.
Dire che il 15% delle domande verrà respinto “fisiologicamente” – dopo che centinaia di pratiche giacciono ferme da luglio senza risposta – non suona come una previsione tecnica ma piuttosto come una minaccia velata per far quadrare il bilancio.


Chi paga il prezzo del “Buon Governo”?


Non stiamo parlando di grandi speculazioni finanziarie. Le CER non sono i vecchi Conti Energia. L’obiettivo è l’autoconsumo, non il profitto. I cittadini si fanno carico di oneri complessi per ottenere benefici collettivi – autonomia dal gas estero, una rete più stabile – contribuendo ad abbassare le bollette più care d’Europa.
Cittadini, parrocchie, piccoli comuni e PMI hanno affrontato una burocrazia infernale fidandosi dello Stato. Cambiare le carte in tavola ora, definendo “successo” l’incapacità di gestire l’enorme domanda di partecipazione dal basso, è un tradimento della fiducia pubblica.

Cosa chiediamo:


Non siamo disposti a vedere smantellato l’unico pilastro democratico della transizione energetica. Per questo, rifiutiamo la retorica rassicurante e avanziamo richieste precise e improrogabili:
● Verità sui numeri: Chiediamo al MASE di pubblicare i dati reali delle richieste pervenute e di ammettere che il taglio dei fondi lascia scoperta una parte signifi cativa della domanda.
● Reintegro immediato delle risorse: Se il PNRR non basta più, il Governo deve indicare oggi dove prenderà le risorse mancanti. Non si possono fare investimenti basandosi su promesse vaghe.
● Sblocco delle istruttorie: Le CER che attendono da luglio devono ricevere una risposta immediata sulla loro ammissibilità.

Unisciti alla mobilitazione


Non ci fermiamo: continuiamo a presentare progetti per dimostrare che la spinta dal basso non si arresta. Per dare forza a queste richieste, abbiamo bisogno di essere in tanti.


La transizione appartiene a chi la fa, non a chi la ostacola.


Contatti: giovanni@unbelclima.it | +39 348 546 5764