Parte la giornata lavorativa di 13 ore
Di Nando Simeone
Il Parlamento Greco ha dato il via libera alla legge che introduce, per la prima volta in Europa, la possibilità di giornate lavorative fino a 13 ore. Il provvedimento, promosso dal governo conservatore di “Nea Dimokratia” guidato da Kyriakos Mitsotakis, è stato approvato dopo due giorni di acceso dibattito e scontri con le opposizioni, che accusano la maggioranza di voler smantellare i diritti dei lavoratori è avvenuta in un clima di forte tensione, segnato da proteste di piazza e da due scioperi generali indetti dai sindacati.
I deputati del partito Syriza (sinistra) hanno rifiutato di partecipare al voto, denunciando quella che definiscono una “mostruosità legislativa, una deregolamentazione del lavoro che minaccia diritti fondamentali”.
Per due volte, il 1° e il 14° ottobre, la Grecia era stata paralizzata da scioperi generali contro la riforma.
Secondo la nuova normativa, i lavoratori possono, su base volontaria, estendere la propria giornata fino a 13 ore, ma per un massimo di 37 giorni all’anno. La misura prevede un incremento salariale del 40% e fissa un limite massimo di 48 ore settimanali in media su quattro mesi, con un tetto di 150 ore di straordinario. “Non si tratta di una settimana lavorativa di 13 ore” – ha spiegato la ministra del Lavoro Niki Kerameus – obiettivo è offrire ai dipendenti la possibilità di svolgere lavoro aggiuntivo per lo stesso datore di lavoro, senza dover cambiare impiego e ricevendo un compenso più alto. In pratica, si tratta di pochi giorni al mese, non di un cambiamento strutturale”.
Il governo difende la legge come un’opportunità per chi desidera lavorare di più, riducendo gli spostamenti tra diversi impieghi e garantendo un salario più alto. “Ci sono lavoratori che chiedono di poter lavorare di più – ha aggiunto Kerameus – noi offriamo questa possibilità senza imporre nulla”.
Con l’approvazione di questa legge, la Grecia diventa il primo Paese dell’UE a introdurre la possibilità di giornate lavorative extra-lunghe. Una normativa che non è stata scongiurata nemmeno da due scioperi generali e da un mondo sindacale che ha spesso bollato la legge come “il ritorno della schiavitù”. E che si regge su un paradosso: a oggi la giornata lavorativa degli occupati greci è tra le più lunghe dell’intera Ue, mentre i salari sono spesso rimasti fermi ai livelli pre-crisi.1
La decisione del governo greco sembra oggi un’enormità, ma si inserisce in un contesto di politiche europee che vanno nella stessa direzione.
Come non viene ricordato a sufficienza, dieci anni fa la Grecia fu la cavia delle peggiori sperimentazioni delle politiche di austerità, in obbedienza ai famigerati “Memorandum” imposti, al governo di sinistra di Tsipras, dalla “Troika”. Figura centrale era Mario Draghi, allora presidente della Bce, mentre la guida effettiva delle politiche finanziarie era il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble.
Quel cedimento segnò la fine dell’ascesa di Syriza in Grecia, ma anche la perdita del principale riferimento europeo del progetto alternativo alle politiche neoliberiste, in cui tanti avevano creduto.
Oggi la Grecia assume nuovamente quel ruolo di laboratorio di sperimentazioni antisociali feroci, questa volta sotto il governo di destra guidato da Mitsotakis.
È chiaro che tredici ore di lavoro al giorno sono un attentato alla salute e alla vita dei lavoratori, e che il fatto che possano essere approvate per legge a circa duecento anni dall’inizio della lotta contro le dodici ore di lavoro giornaliere, ci conferma a che punto sia disposto a regredire il sistema capitalista liberista, pur di mantenere inalterati i profitti.
Secondo Eurostat, il 20% dei greci lavora già più di 45 ore a settimana (ben oltre la media europea), ma gli stipendi rimangono tra i più bassi e il potere di acquisto dei greci è il peggiore dell’Unione, dopo quello della Bulgaria.
Bayrou, uno dei tanti capi di governo dimissionari di Macron, pochi mesi fa aveva proposto di abolire in Francia due festività e trasformarle in giornate lavorative. In Germania il cancelliere Merz annuncia la necessità di aumentare l’orario di lavoro nel paese ove i metalmeccanici avevano conquistato le 35 ore. Victor Orban in Ungheria si è mosso prima, con una legge che imponeva 400 ore di straordinario obbligatorie all’anno senza la certezza della retribuzione. Anche questa è stata definita legge schiavitù, ma la Corte Costituzionale ungherese nel 2021 l’ha bocciata.
Già nel 2003, il governo Berlusconi, con la legge 66, aveva autorizzato fino a 250 ore di straordinario all’anno, limite che è tuttora pienamente in vigore in Italia. Ma soprattutto nello stesso anno è stata la Commissione Europea rendere perfettamente legali in tutta l’Unione le 13 ore di lavoro al giorno. Con la Direttiva 88 del 2003 l’Unione Europea ha stabilito che l’orario settimanale MEDIO-MASSIMO sia di 48 ore alla settimana, con quattro settimane di ferie obbligatorie, il che vuol dire un orario massimo annuale di di 2304 ore, superiore all’orario effettivo di qualsiasi altro Paese europeo.
La Ue quindi con una finta regolazione apparente degli orari, ha in realtà aperto la via ad elevarli. Le 13 ore nascono allora.2
Cresce l’orario settimanale di lavoro e si innalza l’età della pensione, cioè aumenta il tempo di lavoro nella vita. Anche questa è una tendenza generale e l’Italia oggi è tra i paesi che hanno fatto di peggio.
E’ l’Istat che pubblica i dati sull’economia non osservata. Nel 2023, rispetto all’anno precedente l’economia non osservata passa a + 15,1 miliardi, pari al 7,5 per cento in più; l’economia sommersa (quella al netto delle attività illegali) arriva a 198 miliardi di euro, in crescita di 14,9 miliardi rispetto all’anno precedente, mentre le attività illegali sfiorano i 20 miliardi; le lavoratrici e i lavoratori irregolari sono 3 milioni 132 mila, in crescita di oltre 145 mila unità rispetto al 2022.
Mentre il governo ha varato la legge di bilancio, l’Istat racconta come la propensione ad evadere le tasse dichiarando meno di quanto si fattura è aumentata. “Rispetto all’anno precedente, il valore aggiunto dovuto alla sotto-dichiarazione ha registrato un incremento del 6,6% (pari a +6,7 miliardi di euro).
Va ancora peggio per quanto riguarda il lavoro sommerso, l’Istituto nazionale di statica registra che il valore aggiunto “generato da lavoro irregolare ha segnato una crescita dell’11,3% (corrispondenti a +7,8 miliardi)”. Anche da noi come in Grecia c’è il governo reazionario dell’austerità!3
Per salvarsi Macron ha sospeso l’innalzamento dell’età pensionabile da 62 a 64 anni, in Italia stiamo per avere un nuovo scatto che ci avvicina ai 68 anni, mentre già si intravvedono i 70.
Le 13 ore decise dal governo greco dunque non arrivano come un fulmine a ciel sereno, ma rappresentano la parte estrema e brutale di una tendenza del capitalismo neo liberale che grazie, al trucco della flessibilità, sta riportando l’orario di lavoro a condizioni ottocentesche. Le politiche combinate di austerità e di massima riduzione del costo del lavoro hanno raggiunto i loro estremi più devastanti per la condizione dei lavoratori e per la società stessa. Le giornate lavorative di tredici ore e le pensioni irraggiungibili ne rappresentano l’ultimo prodotto, ma altri effetti negativi si manifesteranno se queste politiche non verranno rovesciate.
Riprendiamo la lotta e le mobilitazioni sociali, il nostro giorno verrà!
- La Grecia approva la giornata lavorativa di 13 ore: è il primo Paese in Europa, EUROPATODAY 16 ottobre
↩︎ - Tredici ore di lavoro al giorno e la Grecia torna cavia d’Europa. Ma andiamo tutti dalla stessa parte dI Giorgio Cremaschi il fatto Quotidiano 17 ottobre.
↩︎ - Istat, aumentano sommerso e lavoro illegale Newsletter Collettiva Cgil Le notizie del giorno, 18 ottobre ↩︎


