Di Seàn Mac Bradaigh
La vittoria di Catherine Connolly alle elezioni presidenziali irlandesi di questa settimana ha rappresentato il culmine di importanti cambiamenti nel panorama elettorale irlandese dal 2008 e ha creato un’apertura per una sinistra giovane, stanca del vecchio establishment politico irlandese.
Per comprendere l’ascesa di Catherine Connolly, la presidente di sinistra dell’Irlanda recentemente eletta, è importante comprendere quanto profondamente sia cambiata la politica irlandese negli ultimi due decenni.
Prima di allora, per quasi un secolo, Fianna Fáil e Fine Gael dominavano lo stato irlandese meridionale. Uno governava mentre l’altro si preparava a farlo, ognuno difendendo un ordine politico ed economico conservatore. Quando il predominio della Chiesa cattolica si è finalmente ritirato negli anni ’90, è stato sostituito da una fede acritica in Bruxelles e da un modello economico dipendente dalle multinazionali statunitensi.
All’inizio degli anni 2000, questo ordine cominciò a vacillare. Una bolla immobiliare costruita su clientelismo e deregolamentazione portò al collasso nazionale. Il Fianna Fáil fu quasi distrutto; il Fine Gael promise rinnovamento ma impose austerità. Il vecchio “sistema a due partiti e mezzo”, con il partito laburista come partner minore dei governi di centro-destra, iniziò a sgretolarsi.
Dopo il crollo, il partito laburista si è trovato di fronte a una scelta fatale: opporsi all’austerità o amministrarla. Entrato in coalizione con il Fine Gael nel 2011, ha scelto la seconda opzione, pagando un prezzo altissimo. Gli elettori lo hanno abbandonato e, nel 2016, il partito era diventato l’ombra del partito che un tempo si era immaginato di guidare un governo irlandese.
Nel frattempo, lo Sinn Féin – a lungo emarginato e trattato come una mera appendice dell’IRA – era in costante ascesa. Offrendo un’alternativa repubblicana di sinistra radicata nella giustizia sociale e organizzandosi pazientemente nelle comunità operaie e rurali, il partito ottenne importanti conquiste. Nel 2020 vinse il voto popolare, rompendo il duopolio secolare.
Ma con il riallineamento politico, Fine Gael e Fianna Fáil hanno orchestrato un’alleanza di centro-destra per tenere lo Sinn Féin fuori dal governo. Il suo slancio ha vacillato nel 2024, con il calo della sua quota di voti, e l’establishment si è nuovamente unito per escluderlo dal governo.
Quell’esperienza insegnò allo Sinn Féin una dura lezione: nel sistema proporzionale irlandese, i voti non bastano senza potenziali partner di governo. Il partito iniziò a collaborare in modo più sistematico con altri esponenti della sinistra nel Dáil, una mossa che avrebbe presto alimentato la campagna presidenziale di Catherine Connolly.
Un nuovo tipo di campagna
La corsa presidenziale di Connolly come indipendente quest’anno ha riunito un’ampia alleanza – Sinn Féin, Laburisti, Socialdemocratici, Verdi e People Before Profit/Solidarity – attorno a principi condivisi di uguaglianza sociale, neutralità e unità irlandese. È stata forse la prima volta nella politica irlandese moderna che la sinistra ha collaborato strategicamente e con successo su questa scala.
Il ruolo dello Sinn Féin è stato fondamentale: la sua organizzazione e la sua portata hanno conferito alla campagna elettorale una portata e una credibilità di sostegno. Per la leader del partito, Mary Lou McDonald, il risultato annunciato questa settimana (una vittoria schiacciante per Connolly con oltre il 63% dei voti) è stato un trionfo personale, a dimostrazione del fatto che la sua strategia di costruzione di alleanze funziona. Anche il coinvolgimento del partito laburista ha segnato un cambiamento. I giovani attivisti hanno spinto per rompere con la vecchia abitudine del partito di sostenere il centro-destra, optando invece per ricostruire la fiducia nella sinistra. I Verdi ora si trovano di fronte a una scelta simile: attuare un riallineamento sul modello del partito laburista o ricadere nel loro tradizionale ruolo di sostegno ai governi conservatori.
Per i partiti di governo, il risultato fu un’umiliazione. La campagna del Fianna Fáil implose quando il suo candidato, l’ex allenatore di calcio gaelico Jim Gavin, fu costretto a ritirarsi in seguito alle rivelazioni sulla sua condotta come proprietario di immobili – uno scandalo che sottolineò la sordità del partito nei confronti della crisi immobiliare irlandese.
La candidata del Fine Gael, Heather Humphreys, ha iniziato la sua campagna come una figura apparentemente semplice e popolare, ma, sotto pressione, ha fatto ricorso a diffamazioni e a politiche offensive importate in stile statunitense, che alla fine sono state respinte categoricamente dagli elettori irlandesi. Il punto più basso di questa narrazione si è raggiunto quando i responsabili del Fine Gael hanno cercato di strumentalizzare la passata carriera di Connolly come avvocato, insinuando ipocrisia perché in passato aveva rappresentato istituti finanziari in tribunale.
Insieme, i due partiti istituzionali ora raggiungono meno del 40%. Si aggrappano a una base elettorale invecchiata, difendendo un conservatorismo partizionista e poco irlandese. L’illusione di scelta tra i due è svanita; ciò che rimane è un blocco manageriale a tutela del clientelismo e dei privilegi.
Il potenziale di Connolly
La stessa Connolly è un’indipendente di principio: di sinistra, anti-imperialista, bilingue e femminista. La sua padronanza dell’irlandese, ottenuta grazie al suo impegno personale, contrastava nettamente, durante la campagna, con l’indifferenza di Humphreys nei confronti della prima lingua ufficiale, e sembrava catturare lo stato d’animo di quella che potremmo definire la generazione del ginocchio.
Connolly ha anche proposto una visione coerente dell’unità irlandese fondata sull’Accordo del Venerdì Santo, invitando entrambi i governi a iniziare a prepararsi ora – apertamente e rispettosamente – per un’elezione al confine. Questa chiarezza ha messo in luce le evasioni governative e ha rimesso al centro l’unità irlandese come un progetto di rinnovamento inclusivo e pieno di speranza.
Altrettanto sorprendente è stata la chiarezza morale che ha portato in politica estera. In un momento in cui il genocidio di Gaza ha sconvolto gran parte del mondo, Connolly ha posto la neutralità e il diritto internazionale al centro della sua campagna. La sua solidarietà con la Palestina e il suo rifiuto di indebolire lo status neutrale dell’Irlanda sotto la pressione dell’UE o degli Stati Uniti hanno trovato forte riscontro tra gli elettori più giovani.
Più in generale, la vittoria di Connolly dimostra che la cooperazione a sinistra può superare l’ostilità dei media e le tattiche diffamatorie dell’establishment. Per lo Sinn Féin, la campagna ha prodotto risultati tangibili, in particolare slancio e una rete più solida di alleati.
Per Mary Lou McDonald, rappresenta una rivendicazione: il suo partito è ora il fulcro di una potenziale coalizione di governo alternativa. Per Laburisti e Verdi, pone una scelta: proseguire sulla strada dell’unità di sinistra o rifugiarsi nel comfort del consenso.
Un’anomalia è stato il numero insolitamente elevato di voti nulli. Ciò rifletteva la frustrazione degli elettori, stanchi della coreografia politica e percepiti come una scelta limitata, ma anche una spinta online di estrema destra che aveva incitato a falsificare deliberatamente le schede elettorali.
In seguito, gli aspiranti leader della nascente estrema destra irlandese si sono affrettati a rivendicare la paternità di quella rabbia. Il loro rumore non deve essere scambiato per forza, ma è un monito di ciò che accade se la politica progressista non affronta le frustrazioni della classe operaia. Queste elezioni mostrano un riallineamento della politica irlandese lungo linee familiari altrove in Europa: un blocco di centro-destra formato da Fianna Fáil e Fine Gael; un blocco di sinistra guidato dai valori dello Sinn Féin; e una frangia di estrema destra rumorosa ma incoerente.
L’elezione di Connolly non completa la trasformazione politica dell’Irlanda, ma la rende possibile. Segnala che gli elettori sono pronti a scegliere la speranza anziché l’abitudine e a sostituire il duopolio di Fianna Fáil e Fine Gael con un governo repubblicano di sinistra capace di un reale cambiamento sociale, economico e costituzionale.
Il compito ora è tanto semplice quanto immenso: trasformare quello spirito di cooperazione in potere politico. Se la sinistra irlandese riuscirà a mantenere la calma, la presidenza Connolly potrebbe essere ricordata non come un’eccezione, ma come l’inizio di una nuova Irlanda, fondata su unità, uguaglianza e giustizia sociale.
Articolo pubblicato sul sito: https://tribunemag.co.uk/


