Di Olga Nassis, coordinatrice dell’evento
ROMA. Un segnale forte e autorevole è stato lanciato il 27 ottobre da Trastevere, nel cuore della capitale italiana, dove l’evento “Roma chiama l’Europa” ha trasformato un convegno in un atto politico di resistenza per rimettere al centro dell’agenda politica il diritto alla casa. Promosso dal Partito della Sinistra Europea nell’ambito della “Campagna EL Housing”, in collaborazione con Unione Inquilini, la cooperativa Vivere 2000, l’Alleanza Internazionale degli Abitanti e la rete SFRATTI ZERO!, l’incontro ha denunciato come la crisi abitativa sia ormai una violazione strutturale e cronica dei diritti umani. La scelta della data, in concomitanza con le Giornate Mondiali Sfratti Zero, ha rafforzato l’urgenza del messaggio.
La fotografia dell’emergenza in Italia è drammatica, rivelando una precarietà abitativa strutturale: oltre un milione di famiglie vive in affitto con redditi da povertà assoluta, mentre 650.000 nuclei familiari sono in attesa di un alloggio pubblico nelle liste d’attesa comunali. A questo si aggiungono i circa 40.000 provvedimenti di sfratto emessi ogni anno, di cui oltre 30.000 motivati da morosità, e gli oltre 20.000 sfratti eseguiti con la forza pubblica nel solo 2024. L’assenza di politiche abitative pubbliche e universali è stata riconosciuta come una scelta politica esplicita che alimenta esclusione e povertà, una situazione aggravata dal drenaggio di risorse per finanziare le spese militari, una manovra fortemente denunciata dalla rete pacifista Stop ReArm Europe, rappresentata a Roma da Elena Mazzoni.
Il modello Vivere 2000 e l’auto-recupero
Mentre a livello europeo le etichette di edilizia sociale e rigenerazione urbana vengono spesso utilizzate come facciata per meccanismi di speculazione e gentrificazione, l’evento ha proposto un percorso radicalmente alternativo: l’auto-recupero abitativo.
L’esempio della cooperativa Vivere 2000 presso l’ex Convento di S. Agata, sede dell’incontro, non è solo un “laboratorio politico” locale, ma una vittoria storica che ha riscritto le regole. L’esperienza di Vivere 2000 ha aperto la strada ad altri 12 progetti di auto-recupero nella sola capitale, generando una straordinaria vittoria politica. È stata, infatti, la forza dimostrata da questa lotta – iniziata con l’occupazione negli anni ’90 di un convento abbandonato da parte di un gruppo di senzatetto – a portare alla Legge Regionale n. 55/98 (e successive modifiche), che per la prima volta ha formalizzato e regolamentato l’Auto-Recupero in partenariato con le cooperative.
Questa legge fondamentale consente agli Enti Pubblici (Regione, Comuni, IACP/Enti di Edilizia Residenziale Pubblica) di individuare immobili inutilizzati e/o evidentemente degradati, con priorità per quelli nei centri storici, per recuperarli in partnership con cooperative di Auto-Recupero e/o Auto-Costruzione. La normativa definisce chiaramente i compiti: le parti comuni e strutturali dell’edificio (fondazioni, coperture, facciate, impianti) rimangono di competenza dell’ente pubblico, garantendo così l’integrità del patrimonio pubblico, mentre alle cooperative spetta l’esecuzione delle opere interne agli alloggi (solai, tramezzi, finiture). Inoltre, la legge stabilisce che i costi anticipati dai soci per i lavori siano dedotti dai canoni di locazione da corrispondere.
L’auto-recupero, in questo modo, non solo sovverte la logica dello sfruttamento immobiliare, ma è un intervento sussidiario che genera contemporaneamente conoscenza pratica e coscienza di classe tra i partecipanti. I relatori, tra cui Silvia Paoluzzi (Segretaria Nazionale dell’Unione Inquilini), gli eurodeputati Benedetta Scuderi (Verdi) e Gaetano Pedullà (La Sinistra), la Segretaria Confederale Daniela Barbaresi (CGIL) e il Consigliere Luca Blasi, hanno concordato: l’auto-recupero è una forma efficace di partecipazione dal basso, e il suo prerequisito sono politiche pubbliche forti.
Condanna e impegno delle Nazioni Unite
L’intervento di Balakrishnan Rajagopal, Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto a un alloggio adeguato, ha conferito peso giuridico e internazionale alle rivendicazioni. La sua visita a Roma ha rafforzato la condanna: “Sfrattare senza alternative è illegale”. Rajagopal ha ribadito che il diritto internazionale, sancito dal Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (ICESCR), stabilisce un vincolo chiaro: chiunque sia costretto a rifugiarsi “sul divano di un parente” è, a tutti gli effetti, un senzatetto.
Il funzionario delle Nazioni Unite ha elogiato la “forza, la resilienza e la capacità di autoriparazione” delle comunità locali e si è impegnato a presentare un rapporto ufficiale e a intervenire presso il governo italiano, fornendo ai movimenti un potente strumento di lotta.
L’assemblea conclusiva, con gli interventi, tra gli altri, di Giuseppe De Marzo (Rete Numeri Pari) e Fabrizio Nizi (Forum Sociale Nazionale per la Casa), ha cementato la coalizione tra movimenti sociali, sindacati e attivisti. “Roma chiama l’Europa” si è affermata come un momento cruciale di consapevolezza critica, ribadendo l’impegno finale: la promozione di un Piano Europeo per la Casa che unisca la battaglia per la casa a quella per la pace, per la Natura e per i servizi pubblici essenziali.


