Di Nando Simeone
Dopo che a Rio de Janeiro, il 6 luglio scorso, si è tenuto il vertice dei BRICS, alla presenza dei capi di Stato e di governo e dei Ministri degli Esteri dei Paesi membri (Brasile, Cina, Sudafrica, Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Indonesia, India, Iran e Russia) e di quelli associati (Bielorussia, Bolivia, Kazakistan, Cuba, Malesia, Nigeria, Thailandia, Uganda, Uzbekistan e Vietnam), il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha convocato per lunedì 8 settembre un vertice virtuale dei leader dei Brics per discutere la politica commerciale americana e sondare una risposta coordinata.
Lula vuole non soltanto reagire alle tariffe di Washington, ma rilanciare il tema del multilateralismo,in un momento in cui l’America Latina e l’Asia si sentono direttamente colpite.
Il “nuovo ordine” o disordine in costruzione, che comporta già maggiori conflitti inter-imperialistici e una ripresa della corsa al nucleare, sta rendendo il mondo più conflittuale e più pericoloso. Il “caos geopolitico” si sta aggravando, dando luogo a una crisi del sistema imperialista, cioè un indebolimento della potenza egemonica. A questo si aggiunge l’emergere di nuovi imperialismi, come la Russia e la Cina. Si tratta di una riconfigurazione continua in un contesto globale di fortissima instabilità, in cui non vi è nulla di consolidato. In ogni caso, l’imperialismo del blocco sotto la guida americana dopo il crollo dell’URSS non esiste più.
Tuttavia, i fatti dimostrano che, nonostante il rafforzamento del gigante asiatico in ambito economico, tecnologico e militare, nell’ultimo decennio abbiamo assistito a un conflitto inter-imperialista basato sulla rivalità tra il blocco nordamericano, da una parte (con gli imperialismi europei, il Canada, il Giappone, la Corea del Sud e l’Australia) e dall’altra parte un blocco costruito intorno alla Cina. Quest’ultimo blocco, in espansione e all’offensiva, comprende la Russia (nonostante i suoi interessi particolari e le contraddizioni con Pechino), la Corea del Nord, molte repubbliche dell’Asia centrale; esso sta consolidando nuovi amici, tra cui i califfati mediorientali (Arabia Saudita, Qatar, Bahrein e Iran) e sta cercando di trasformare i BRICS in un’alleanza contro l’imperialismo occidentale. Il leader cinese, Xi Jinping, e il primo ministro indiano, Narendra Modi, si sono incontrati all’apertura del vertice dell’organizzazione di cooperazione di Shanghai (Sco) a Tianjin.Si tratta del primo viaggio di Modi in Cina dopo sette anni e avviene in un momento cruciale, mentre entrambi i Paesi cercano di risolvere le loro dispute e di trovare un terreno comune in mezzo alle crescenti tensioni nei rapporti con gli Stati Uniti.
All’inizio di agosto, il capo della diplomazia cinese Wang Yi si era recato a Nuova Delhi, dove Pechino e New Delhi avevano annunciato il loro riavvicinamento. La visita di Wang è stata contestuale alla decisione del Donald Trump di imporre dazi del 50% all’India, una punizione per l’acquisto di petrolio russo, sebbene il processo di ricostruzione dei legami con Pechino da parte di Nuova Delhi fosse già in corso da mesi. Di certo il modo in cui Trump si è posto nei confronti dell’India ha spinto Modi verso Xi Jinping, dopo anni in cui gli Stati Uniti si erano invece avvicinati all’India proprio in funzione anti-cinese.
A piazza Tienanmen per gli 80 anni della vittoria mondiale sfilano solo truppe e sistemi d’arma cinesi. La presenza dei leader di Russia, Corea del Nord e Iran al fianco del presidente cinese Xi Jinping contribuisce a dare un tono alternativo a quello occidentale all’evento.
Le immagini trasmesse dalla televisione di stato cinese hanno mostrato Xi Jinping mentre stringe, a turno, la mano a Putin, poi a Kim Jong Un e agli altri ospiti al momento del loro arrivo. Dopo uno scambio di convenevoli, i leader si sono incamminati lungo il tappeto rosso. Putin alla destra del presidente cinese e Kim Jong Un alla sua sinistra, i tre hanno guidato il gruppo verso piazza Tienanmen per la parata.
È stata una scena dal notevole valore simbolico: tre uomini riuniti per celebrare la vittoria sulle ambizioni egemoniche del Giappone e della Germania nazista in un momento in cui sono a loro volta impegnati in uno scontro strategico con l’Occidente.
Nessun leader occidentale di spicco era presente, a parte il primo ministro slovacco Robert Fico, alleato di Putin all’interno dell’Unione Europea. Durante la parata, iniziata con colpi di cannone a salve, migliaia di partecipanti hanno cantato inni patriottici.
La vasta piazza era adornata da bandiere rosse e sorvolata da aerei ed elicotteri. Xi Jinping, in piedi dalla sua auto decappottabile, ha passato in rassegna le truppe e in un discorso ha detto che «l’umanità si trova ancora una volta di fronte alla scelta tra la pace e la guerra, tra il dialogo e lo scontro» e ha chiesto di impedire il ripetersi di «tragedie storiche» come quella che ha visto milioni di cinesi morire per mano delle truppe giapponesi più di 80 anni fa. Si è però astenuto da qualsiasi riferimento esplicito nei confronti degli Stati Uniti o a questioni controverse come Taiwan o i dazi doganali.
Xi Jinping scende sulla piazza per passare in rassegna le truppe. Nella parata sono coinvolti oltre 10 mila soldati e centinaia di mezzi di produzione autoctona. Un esercito di livello mondiale, davanti a cui sfilano le nuove armi entrate in servizio operativo. Tra queste diversi missili balistici intercontinentali e a medio raggio, tra cui il così detto “Guam Killer”, chiamato così perché funzionale a colpire le basi americane nel Pacifico. Poi lanciarazzi multipli al sistema satellitare cinese BeiDou, i nuovi missili antinave a volo combinato e carri armati utilizzabili in terreni ad alta quota. Ma anche i droni stealth da combattimento e “cani” robot d’assalto. Non ci sono truppe straniere nemmeno russe. 1
Un passo in avanti verso la creazione di un nuovo blocco imperialista alternativo e concorrenziale a quello degli Stati Uniti NATO e suoi alleati a sotto la guida della Cina.
Pace o guerra, scegliete La Cina di Xi mostra i muscoli del Timoniere di Lorenzo Lamperti Il manifesto giovedì 4 settembre ↩︎


