Tel Aviv e Washington vincono all’Onu. Unifil lascia il Libano del sud nel 2027

Tel Aviv e Washington vincono all’Onu. Unifil lascia il Libano del sud nel 2027

Di Assopace Palestina

ASIA OCCIDENTALE I 15 membri del Consiglio di Sicurezza hanno votato all’unanimità per la fine della missione entro il 31 dicembre 2026. Il governo Netanyahu applaude

I media israeliani ieri hanno esaltato il massiccio attacco aereo che avrebbe colpito Sanaa e altre località yemenite, uccidendo leader e dirigenti di primo piano del movimento Ansarullah (Houthi). Il ministro della Difesa Katz ha persino paragonato il raid alle bibliche piaghe d’Egitto. Ma Israele ieri ha conquistato un’altra vittoria, stavolta sul piano diplomatico, preparata da anni. L’Onu ha ceduto alle pressioni di Tel Aviv: i caschi blu dell’Unifil lasceranno il Libano nel 2027. Dal 31 dicembre 2026 il contingente internazionale dovrà ritirare dal paese dei cedri i suoi 10.800 militari e civili – tra cui un numero significativo di italiani – insieme a tutte le attrezzature delle Nazioni unite.

Dopo quasi cinquant’anni, tutti e 15 i membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite hanno votato all’unanimità per porre fine alla forza di interposizione al confine tra Libano e Israele. Dal 2027, la responsabilità del territorio meridionale passerà totalmente all’esercito libanese che – sognano a Tel Aviv – dovrà disarmare il movimento sciita Hezbollah, un compito che Israele avrebbe voluto affidare proprio all’Unifil.

Fino a un anno fa, gli sforzi israeliani non avevano ottenuto risultati, malgrado il forte intervento degli Stati uniti sulle Nazioni unite. Poi, in conseguenza dei profondi sconvolgimenti in Libano, nella regione e a livello internazionale – a partire dalla guerra devastante a Gaza per finire alle altre offensive militari innescate dopo il 7 ottobre 2023 – si sono create le condizioni favorevoli ai disegni di Israele e Stati uniti. La più importante è stata la decisione del governo di Beirut e della presidenza libanese, su forte pressione di Washington, di disarmare Hezbollah entro la fine dell’anno. Naim Qassem, leader del gruppo sciita, ha replicato che le armi di Hezbollah non si toccano, almeno fino a quando Israele occuperà il territorio libanese.

Il governo Netanyahu e l’Amministrazione Trump avrebbero voluto chiudere l’Unifil subito; alla fine hanno accettato il compromesso promosso da Parigi: un’ultima proroga di 16 mesi della missione. Entusiasta, l’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, Danny Danon, ha commentato: «Dopo quasi vent’anni dall’ampliamento del suo mandato, è tempo di smantellare l’illusione rappresentata dall’Unifil».

La realtà, però, è ben diversa. L’Unifil (United Nations Interim Force in Lebanon), creata per supervisionare il ritiro israeliano dal Libano meridionale dopo l’invasione del 1978, vide rinnovare e ampliare i suoi compiti nel 2006, al termine della «prima guerra» tra Israele e Hezbollah. Da allora ha svolto un ruolo cruciale nel monitoraggio della sicurezza nel Libano meridionale, anche durante i massicci bombardamenti israeliani dello scorso anno e gli scontri tra l’esercito dello Stato ebraico e i combattenti sciiti. Israele, al contrario, l’ha sempre considerata inutile, anzi dannosa, perché non impegnata a dare la caccia ai combattenti di Hezbollah e a confiscare le loro armi, come avrebbe voluto.

Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha accolto il voto all’Onu ribadendo la richiesta che «Israele si ritiri dai cinque siti che continua a occupare» nel sud del paese e sottolineando la necessità di estendere l’autorità dello Stato libanese su tutto il territorio. Salam cerca così di trasformare la fine dell’Unifil in una rivendicazione di sovranità nazionale, ma l’uscita dei caschi blu lascia un vuoto che il debole esercito libanese difficilmente potrà colmare. Vuoto che Israele probabilmente cercherà di riempire con le proprie forze militari, se non addirittura con coloni: il movimento «Uri Tsafon» propone di costruire insediamenti ebraici anche nel Libano del sud. In ogni caso, Israele agirà in Libano in un contesto in cui non dovrà più confrontarsi con la presenza internazionale al confine.

Il voto all’Onu riguarda da vicino l’Italia, presente in Unifil dal 1979 e, dopo la guerra del 2006, con un contributo sempre più significativo. L’Italia è uno dei principali fornitori di truppe, con circa 1.000 militari impiegati soprattutto nel settore ovest del Libano meridionale. Diversi generali italiani hanno assunto nel tempo il comando dei caschi blu (tra gli altri Claudio Graziano, Paolo Serra, Luciano Portolano). Con la Francia, Roma si è sempre opposta allo scioglimento rapido della forza multinazionale, sostenendo che prima l’esercito libanese deve essere pronto a prendere il controllo della «Linea Blu», il confine tra Libano e Israele tracciato dall’Onu. Ora, il governo Meloni non ha mostrato né la forza né la volontà di opporsi ai voleri di Israele e Stati uniti.

Articolo pubblicato dal manifesto