VERTICE BRICS Rio de Janeiro – Un nuovo blocco imperialista avanza!

VERTICE BRICS Rio de Janeiro – Un nuovo blocco imperialista avanza!

Di Nando Simeone

Domenica 6 luglio scorso si è aperto, a Rio de Janeiro, il vertice dei BRICS, alla presenza dei capi di Stato e di governo e dei Ministri degli Esteri dei Paesi membri (Brasile, Cina, Sudafrica, Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Indonesia, India, Iran e Russia) e di quelli associati (Bielorussia, Bolivia, Kazakistan, Cuba, Malesia, Nigeria, Thailandia, Uganda, Uzbekistan e Vietnam).

Nel complesso, si è registrata una difesa del multilateralismo dai toni accomodanti. Le critiche alla guerra dei dazi lanciata da Donald Trump sono risultate attenuate, forse su impulso cinese. In questo senso, si è fatta sentire l’assenza del presidente cinese Xi Jinping che, probabilmente per non compromettere il dialogo in corso con Washington, ha preferito non associare il proprio nome a un testo che, seppur con prudenza, contiene critiche alle politiche statunitensi. Oltre all’assenza dello stesso Putin,

La dichiarazione, in ogni caso, si è limitata a esprimere “serie preoccupazioni per l’aumento di misure tariffarie e non tariffarie unilaterali che distorcono il commercio e sono incompatibili con le regole dell’Organizzazione mondiale del Commercio”.1

La cautela ha prevalso anche sulla questione iraniana. Alla fine, i Brics hanno “condannato gli attacchi militari contro la Repubblica Islamica dell’Iran dal 13 giugno 2025” ed espresso “profonda preoccupazione per l’escalation successiva della situazione di sicurezza in Medio Oriente”, senza però citare esplicitamente né gli Stati Uniti né Israele. Sul fronte europeo, la dichiarazione ha certificato invece la decisione dei Brics di voltare le spalle all’Ucraina, condannando “nei termini più forti” soltanto gli attacchi contro ponti e infrastrutture ferroviarie nelle regioni russe di Bryansk, Kursk e Voronezh “che hanno deliberatamente preso di mira civili, causando numerose vittime tra cui bambini”, senza menzionare l’invasione russa.

L’unico passaggio più deciso ha riguardato Gaza, dove i Brics, ribadendo “profonda preoccupazione per la situazione nel Territorio palestinese occupato, di fronte alla ripresa di attacchi continui di Israele contro Gaza e all’ostruzione dell’ingresso di aiuti umanitari nel territorio”, hanno fatto appello al rispetto del diritto internazionale, “condannando tutte le violazioni del diritto internazionale umanitario, incluso l’uso della fame come metodo di guerra” e “i tentativi di politicizzare o militarizzare l’assistenza umanitaria”. È stato poi riaffermato con forza il sostegno alla soluzione a due Stati nel rispetto dei confini del 1967, considerata “l’unico mezzo” per garantire pace e stabilità.

Riconoscendo la leadership delle superpotenze del gruppo, Brasilia e Nuova Delhi hanno rilanciato il proprio protagonismo nella riforma dell’Onu con il malcelato obiettivo di ottenere un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza. “Sottolineiamo la registrazione del sostegno di Cina e Russia” per un maggiore protagonismo di Brasile e India in questo organo dell’Onu, andando incontro alle “legittime aspirazioni dei paesi emergenti e in via di sviluppo dell’Africa, Asia e America Latina, inclusi i paesi del Brics”.

In ambito economico, la dichiarazione ha richiamato la necessità di una riforma delle istituzioni di Bretton Woods (Fondo monetario internazionale e Banca mondiale), chiedendo “un aumento delle quote dei paesi emergenti e in via di sviluppo”. Come contrappeso, i BRICShanno rilanciato la loro Nuova Banca di Sviluppo (Ndb) evidenziando il suo “ruolo crescente di agente robusto e strategico di sviluppo e modernizzazione nel Sud del mondo”, grazie alla capacità di “mobilitare risorse”, “espandere il finanziamento in valuta locale” e sostenere progetti che “riducano le disuguaglianze”.

Il “nuovo ordine” o disordine in costruzione, che comporta già maggiori conflitti inter-imperialistici e una ripresa della corsa al nucleare, sta rendendo il mondo più conflittuale e più pericoloso. Il “caos geopolitico” si sta aggravando, dando luogo a una crisi del sistema imperialista, cioè un indebolimento della potenza egemonica. A questo si aggiunge l’emergere di nuovi imperialismi, come la Russia e la Cina. Si tratta di una riconfigurazione continua in un contesto globale di fortissima instabilità, in cui non vi è nulla di consolidato. In ogni caso, l’imperialismo del blocco sotto la guida americana dopo il crollo dell’URSS non esiste più.

Tuttavia, i fatti dimostrano che, nonostante il rafforzamento del gigante asiatico in ambito economico, tecnologico e militare, nell’ultimo decennio abbiamo assistito a un conflitto inter-imperialista basato sulla rivalità tra il blocco nordamericano, da una parte (con gli imperialismi europei, il Canada, il Giappone, la Corea del Sud e l’Australia) e dall’altra parte un blocco costruito intorno alla Cina. Quest’ultimo blocco, in espansione e all’offensiva, comprende la Russia (nonostante i suoi interessi particolari e le contraddizioni con Pechino), la Corea del Nord, molte repubbliche dell’Asia centrale; esso sta consolidando nuovi amici, tra cui i califfati mediorientali (Arabia Saudita, Qatar, Bahrein e Iran) e sta cercando di trasformare i BRICS in un’alleanza contro l’imperialismo occidentale. L’India, tuttavia, rimane un alleato degli Stati Uniti, anche contro la Cina.

Questa situazione conflittuale progredisce nella geo economia e nella geopolitica dell’Africa, dove la Russia è in competizione con la Francia e gli Stati Uniti sul piano economico e militare, in particolare nelle ex colonie francofone dell’Africa occidentale. La Cina, dal canto suo, sta cercando di aumentare la propria influenza economica in tutte le parti del continente africano, così come in America Latina e nei Caraibi.

È importante analizzare il contenuto della dichiarazione finale dei BRICS adottata a Kazan il 23 ottobre 2024 per verificare se questo blocco propone un’alternativa al modello e alle politiche imposte dalle potenze imperialiste tradizionali (raggruppate nel G7: Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito, Canada, Giappone, Italia e Unione Europea).

Se, inoltre, ci prendiamo la briga di analizzare la politica concreta dei BRICS, non possiamo che concludere che promuovere un’alternativa favorevole all’emancipazione dei popoli, rafforzare la lotta contro le diverse forme di oppressione e affrontare la crisi ecologica, non dobbiamo contare sull’aiuto e sull’azione dei BRICS.

Nessuna messa in discussione del FMI e della Banca Mondiale: Al punto 11, i BRICS ribadiscono il ruolo centrale che deve svolgere il Fondo monetario internazionale (FMI):

11. “Riaffermiamo il nostro impegno a mantenere una rete di sicurezza finanziaria globale forte ed efficace, con al centro un FMI”.

I BRICS accolgono favorevolmente le discussioni in corso presso il FMI sull’evoluzione dei diritti di voto al suo interno:

“Accogliamo con favore il lavoro in corso del comitato esecutivo del Fondo monetario internazionale per sviluppare, entro giugno 2025, possibili approcci per guidare il continuo riallineamento delle quote”. “Si tratta anche di congratularci con il Fondo monetario internazionale per la sua intenzione di consentire ai paesi dell’Africa sub-sahariana, scandalosamente sottorappresentati nella gestione del Fondo monetario internazionale, di ottenere un seggio aggiuntivo al suo interno.»

I BRICS non chiedono alcun cambiamento alla Banca Mondiale e si limitano a dire al riguardo: “Non vediamo l’ora di rivedere la partecipazione della Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BIRS) nell’orizzonte del 2025”.

Nella dichiarazione non vi è alcuna richiesta o impegno per la cancellazione dei debiti.

Mentre le COP non producono risultati convincenti e le ultime sono state caricature, i BRICS si ritrovano molto vicini alle grandi potenze industriali imperialiste tradizionali rifiutando di riconoscere che finora le politiche adottate non consentono di fornire risposte che soddisfino le sfide. Nonostante i disaccordi e le tensioni che segnano i loro rapporti, i due blocchi concordano in pratica durante le COP di non adottare misure restrittive abbastanza forti per far fronte alla crisi ecologica. Ciascun blocco difende gli interessi delle industrie inquinanti. Colpisce notare che i BRICS non denunciano le politiche irresponsabili delle ex potenze imperialiste e delle grandi aziende che vivono di combustibili fossili.

Inoltre, al punto 85, i BRICS dichiarano il loro sostegno al mercato dei permessi di emissione di carbonio

“Riconosciamo l’importante ruolo che i mercati del carbonio svolgono come uno dei motori dell’azione per il clima e incoraggiamo il rafforzamento della cooperazione e lo scambio di esperienze in questo settore».

Il punto 30 affronta la situazione in Israele-Palestina senza usare nemmeno una volta la parola genocidio per riferirsi all’azione criminale del governo israeliano.

Ribadiamo la nostra profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione e la crisi umanitaria nei Territori palestinesi occupati, in particolare per l’escalation senza precedenti di violenza nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania a seguito dell’offensiva militare israeliana, che ha provocato massacri e ferimenti di civili, sfollamenti forzati e la distruzione diffusa delle infrastrutture civili. Sottolineiamo l’urgente necessità di un cessate il fuoco immediato, globale e permanente nella Striscia di Gaza, del rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi e detenuti di entrambe le parti che sono illegalmente tenuti prigionieri, della fornitura di aiuti umanitari su larga scala, sostenibili e senza ostacoli, alle popolazioni Striscia di Gaza e la cessazione di tutte le azioni aggressive. Denunciamo gli attacchi israeliani alle operazioni umanitarie, alle strutture, al personale e ai punti di distribuzione. (…) accogliamo con favore i continui sforzi della Repubblica araba d’Egitto, dello Stato del Qatar e di altri sforzi regionali e internazionali per raggiungere un cessate il fuoco immediato, accelerare la consegna di aiuti umanitari e il ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza.

I BRICS continuano a fornire a Israele petrolio, gas e carbone, che sono essenziali affinché questo paese possa continuare il suo sforzo bellico. Ciò vale anche per il governo del Sudafrica che, nonostante abbia giustamente presentato una denuncia contro Israele davanti alla Corte internazionale di giustizia, continua a fornirgli carbone.

I BRICS non rappresentano un’alternativa per i popoli alle tradizionali potenze imperialiste. Le posizioni dei BRICS si inseriscono perfettamente nel sistema capitalista neoliberista globale, fanno poco o nulla per staccarsene e sottoscrivere le false soluzioni del capitalismo verde. Nonostante la denuncia dei crimini commessi da Israele contro il popolo palestinese e libanese, non si degnano di recidere i loro legami commerciali con il potere sionista.2

Un vertice BRICS in Russia che non offre alternative di Éric Toussaint 29 ottobre 2024

Sostanzialmente siamo di fronte alla creazione di un nuovo blocco imperialista alternativo e concorrenziale a quello degli Stati Uniti NATO e suoi alleati. Ed anche all’ultimo vertice BRICS a Rio de Janeiro tutto ciò viene drammaticamente confermato.

  1. Vertice Brics senza Cina (né coraggio). Condannati attacchi a Gaza e Iran, ma i Paesi emergenti girano le spalle a Kiev di Luigi Spera Il Fatto quotidiano 7 luglio 2025 ↩︎
  2. ISRAELE PALESTINA NO AL GENOCIDIO SI ALLA SOLUZIONE BINAZIONALE NANDO SIMEONE. Pag. 259,260,261 e 262 ↩︎