Democrazia socialista d’America: la scommessa da vincere

Democrazia socialista d’America: la scommessa da vincere

Di Nando Simeone

Bernie Sanders, nel suo discorso poco prima di insediare Mamdani come sindaco di New York City, di fronte a migliaia di newyorkesi: “In un momento in cui gli americani, e in effetti il mondo intero, stanno perdendo fiducia nella democrazia, più di 90.000 di voi, in questa città, si sono offerti volontari per la campagna di Zohran. Avete bussato alle porte. Avete condiviso i vostri sogni e le vostre speranze per il futuro di questa città. E così facendo, avete affrontato l’establishment democratico, quello repubblicano, il Presidente degli Stati Uniti e alcuni oligarchi estremamente ricchi, e li avete sconfitti in quello che costituisce il più grande sconvolgimento politico nella storia americana moderna”.

Mamdani dichiarò in seguito, dalla stessa tribuna, che: “Mentre scrivevo questo discorso, mi è stato detto che questa era un’opportunità per ridefinire le aspettative, che avrei dovuto cogliere l’occasione per incoraggiare i newyorkesi a chiedere poco e ad aspettarsi ancora meno. Non farò nulla del genere. L’unica aspettativa che cerco di ridefinire è quella delle piccole aspettative”. Mamdani si è poi affrettato a elaborare questo punto con una dichiarazione di valore universale: ”Per troppo tempo, abbiamo guardato al settore privato per raggiungere la grandezza, accettando la mediocrità da coloro che servono il pubblico. Non posso biasimare coloro che sono arrivati a mettere in discussione il ruolo del governo, la cui fede nella democrazia è stata erosa da decenni di apatia”. Ripristineremo quella fiducia intraprendendo una strada diversa, una strada in cui il governo non sia più solo l’ultima spiaggia per chi è in difficoltà, una strada in cui l’eccellenza non sia più l’eccezione

Inoltre, non è certo un caso che Mamdani abbia il raro “privilegio” di avere contro di sé la più ampia coalizione di figure reazionarie, oscurantiste e assassine, tra cui l’americano Trump, l’israeliano Netanyahu, l’indiano Modi e tutta la crème del nazifascismo e dell’estrema destra internazionale. Per non parlare del russo Putin, il cui canale RT ha dato prova della più delirante islamofobia, precipitandosi ad avvertire i buoni americani che Mamdani ”pone la Sharia al di sopra della legge americana”, semplicemente perché Mamdani ha osato giurare sul Corano! Tutta questa schiera di dittatori e altri carnefici dell’umanità sa benissimo perché odia con passione il giovane sindaco di New York, il socialista democratico Zohran Mamdani…

La vittoria di Zohran ha ridefinito le aspettative su ciò che è politicamente possibile, ha contribuito alla crescita dei Democratic Socialists of America (DSA), che ora contano oltre centomila membri, e ha ispirato nuovi candidati con forti legami con i movimenti sociali a presentarsi alle elezioni nazionali. Allo stesso tempo, il gradimento della leadership del Partito Democratico è crollato ai minimi storici, con molti elettori desiderosi di una vera alternativa politica. La sinistra ha un’opportunità storica – e una responsabilità – di cogliere l’attimo.

Il DSA ha dimostrato di poter vincere le elezioni in ogni angolo del Paese. I membri si candidano e vincono campagne elettorali in Stati come Georgia, Kentucky, Tennessee, Utah, Texas e Arizona.

Sul fronte interno, Trump ha schierato l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) per occupare le città e terrorizzare i quartieri, causando la morte di manifestanti come Alex Pretti e Renee Nicole Good. Sul fronte legislativo, le iniziative di Trump, come il Big Beautiful Bill, hanno danneggiato milioni di lavoratori tagliando sussidi fondamentali e convogliando ricchezza verso miliardari come Elon Musk, la cui ricchezza e il cui potere continuano a crescere.

La scelta del gruppo dirigente, a partire dai copresidenti nazionali del DSA, chiede una nuova coalizione popolare di movimenti sociali, sindacati e sinistra per reclutare e presentare un candidato alla presidenza degli Stati Uniti. Le campagne di Bernie Sanders nel 2016 e nel 2020 hanno trasformato la politica americana, portando a una crescita esponenziale dei movimenti di sinistra e a un accresciuto senso di coscienza di classe.

Questo momento richiede azione. L’amministrazione Trump ha segnato una preoccupante svolta autoritaria e una disponibilità a usare la violenza esplicita per raggiungere obiettivi politici. A livello internazionale, ha continuato a finanziare il genocidio in Palestina, ha rapito illegalmente il presidente venezuelano Nicolás Maduro e ha dato inizio a quella che sembra essere una guerra prolungata con l’Iran. Ha inoltre perseguito una politica estera aggressiva e nazionalista attraverso la guerra economica e minacce dirette di annessione.

Nonostante i tanti attacchi, milioni di persone in tutto il Paese si stanno opponendo a Trump. Oltre sette milioni di persone in tutti i cinquanta Stati hanno partecipato alle proteste “No Kings”, organizzate da un’ampia coalizione che comprendeva sindacati, leader religiosi, associazioni di veterani, attivisti ambientalisti e molti altri. Quando l’ICE ha attaccato e occupato il Minnesota, migliaia di persone hanno rischiato la vita per bloccare le deportazioni e chiedere che l’ICE lasciasse la città. Dopo proteste incessanti, il comandante dell’ICE, Greg Bovino, è stato rimosso dall’incarico e Trump ha annunciato il ritiro della maggior parte degli agenti dell’ICE di stanza a Minneapolis, risultato indubbiamente di una mobilitazione popolare prolungata.

Le proteste “No Kings” e quelle contro l’ICE sono la prova di una rinnovata energia ed entusiasmo politico nella sinistra, costruendo movimenti di massa in grado di vincere la battaglia per la democrazia e costruire una società pacifica, giusta ed equa. Ciò richiede di presentare una visione politica alternativa a milioni di persone attraverso una campagna presidenziale. Ed è proprio questa la straordinaria proposta di DSA, che anche per il sistema bipolare degli Stati Uniti deve sconfiggere il Partito Democratico alle primarie che non solo non è riuscito a opporsi seriamente all’amministrazione Trump, ma ha dimostrato di essere totalmente restio a presentare un programma politico che risponda alle esigenze della classe lavoratrice: si è rifiutata di tagliare i fondi e abolire l’ICE, ha continuato a finanziare il genocidio a Gaza, si è astenuta dal chiedere tasse significative sulla classe dei miliardari e ha ridimensionato le aspettative su ciò che il governo può effettivamente realizzare.

L’indice di gradimento del Partito Democratico è crollato a livelli minimi storici, creando nuove opportunità per l’organizzazione politica indipendente. L’attuale momento politico impone la creazione di un nuovo movimento di opposizione politica radicato nella classe lavoratrice, in contrapposizione al trumpismo e all’establishment del Partito Democratico.

Il DSA ha già iniziato a prepararsi per il 2028. Alla convention nazionale dello scorso anno, è stata approvato la risoluzione che ribadisce l’intenzione di presentare un candidato alla presidenza nelle primarie democratiche. È stato eletto un comitato di leader nazionali incaricato di gettare le basi per questo progetto, contattando le organizzazioni alleate e individuando potenziali candidati.1) Abbiamo bisogno di un candidato presidenziale di sinistra laburista Di Ashik SiddiqueMegan Romer Jacobin 5,4,2026

Questo ambizioso obiettivo non avrà successo o fallimento in base alla forza di una singola organizzazione, ma piuttosto alla capacità della sinistra, nel suo complesso, di unirsi attorno a una visione comune per una società democratica.

Questa straordinaria sfida che ci sarà negli Stati Uniti, affiancata a quello che sta succedendo in Francia, dove l’unica alternativa al pericolo della vittoria dei fascisti del FN è rappresentato dal leader de La France Insoumise malgrado il coinvolgimento in numerose controversie che, a priori, dovrebbero indebolirlo, soprattutto perché la sua difesa è stata a volte molto debole, in particolare di fronte alle accuse di antisemitismo. Tuttavia, l’inaspettato successo del partito di sinistra alle ultime elezioni comunali ridimensiona il reale impatto di questi attacchi, almeno tra il 10% della popolazione che costituisce la sua base elettorale, ormai praticamente incrollabile. D’altro canto, il partito ha qualche asso nella manica. Pur non avendo ancora annunciato ufficialmente la sua candidatura, Jean-Luc Mélenchon è, di fatto, l’unico candidato di sinistra da molti mesi ad avere un programma politico pronto e le cui truppe sono in fase di mobilitazione. Dal 2022, La France Insoumise ha rafforzato significativamente la propria base elettorale, quadruplicando il numero dei deputati e mantenendo il controllo di importanti città come Saint-Denis, Roubaix e Le Tampon (nel 2022 non governava alcuna città con più di 20.000 abitanti). Questa maggiore presenza si traduce anche in maggiori risorse finanziarie, che le hanno permesso di dotarsi di un apparato di gran lunga superiore a quello impiegato nelle campagne precedenti. Tale apparato comprende anche una macchina di produzione intellettuale (in particolare attraverso l’Institut La Boétie, il suo think tank) che, per quanto si possa essere critici nei confronti delle idee che genera, opera a pieno regime, producendo regolarmente concetti di grande impatto, come “Nuova Francia” per affrontare la diversità culturale del Paese, o, prima ancora, “creolizzazione”. Questo rappresenta un vantaggio concreto durante le campagne presidenziali, quando la produzione politica e intellettuale del resto della sinistra è praticamente inesistente. Non corriamo quindi molti rischi nel prevedere che Jean-Luc Mélenchon prima o poi assumerà la leadership della sinistra e probabilmente presto – il che rappresenterebbe una novità rispetto al 2022, quando iniziò a guadagnare consensi solo dal 12% un mese prima delle elezioni (per raggiungere il 22%).

La vittoria in Irlanda di Catherine Connolly, ex psicologa e avvocata, 68 anni, candidata indipendente di sinistra, schietta e con posizioni forti in politica estera, per un’edilizia popolare e di massa, con forti riduzioni del costo degli affitti. Connolly ha guidato una coalizione dichiaratamente di sinistra con un programma limpido, fondato su due pilastri: giustizia sociale e politica estera.

Sul piano internazionale, ha condannato con chiarezza il genocidio in Palestina ed è contraria alle politiche di riarmo.

Sul fronte interno ha proposto un’agenda radicale contro la crisi immobiliare, la precarietà e l’aumento del costo della vita: difesa dei servizi pubblici, tassazione dei grandi patrimoni, diritto alla casa. Un programma esplicitamente anti-liberista che ha riacceso speranze tra i ceti popolari. Molto forte anche il sostegno dei giovani, che l’hanno trasformata in un simbolo di autenticità e coerenza.

Durante la campagna elettorale, alcuni video virali – lei che gioca a calcio, sorride, parla con semplicità – hanno mostrato una leader diversa, popolare nel senso migliore del termine.

Connolly è stata sostenuta inizialmente solo dai partiti più radicali, poi anche dal Labour e dal Sinn Féin. Molto importante il suo ruolo, attratto dalla sua posizione netta a favore della riunificazione irlandese. Un consenso costruito dal basso, non col calcolo ma con coerenza e convinzione.

Una vittoria che dice una cosa semplice: la sinistra non vince quando si traveste da centro, ma quando ha il coraggio di tornare a credere in se stessa, mettendo al centro la giustizia sociale.

Tutto questo per mettere in evidenza che lo spazio politico per una forza alternativa alla socialdemocrazia e, quindi in Italia, al PD esiste nel mondo e sta a noi muoverci per costruire un progetto interessante anche nel nostro Paese.