Di Nando Simeone
L’ASTENSIONE AL +5% HA COLPITO SOPRATTUTTO I GIOVANI
A partire dai brutti risultati delle principali grandi città Venezia e Reggio Calabria il centro sinistra porta a casa un risultato complessivamente deludente, malgrado l’impegno principale dei vari leader a partire dalla incauta dichiarazione dei giorni scorsi di Elly Schlein, “Da Venezia arriverà un messaggio per la Meloni”. Venturini stravince con il 51,02% così come accade a Reggio Calabria con Cannizzaro, un risultato travolgente con il 65,68% mentre per il centro sinistra assomiglia ad una Caporetto, con il PD al 9,5% e AVS riesce a strappare un 4% che, vista l’aria, assomiglia ad un successo. Non classificato il M5S, che non è stato nemmeno in grado di mettere insieme i nomi necessari per costruire una lista.
Cannizzaro dichiara “Percepivo l’entusiasmo, la voglia di cambiamento e di identità che in questa città aveva perso in questi ultimi anni. Ero abbastanza fiducioso però il risultato non era per nulla scontato dopo 12 anni di amministrazione del PD e del centro sinistra. Ma il risultato plebiscitario che stiamo riscontrando era inaspettato” 1) il manifesto Laguna blu “Anche oggi crolliamo domani” Andrea Colombo martedì 26 maggio – Si attesta attorno al 70% il consenso del Forzista – Cannizzaro trionfa a Reggio Calabria: la caporetto del Partito democratico
In Toscana va bene il centro sinistra, mente Vincenzo De Luca con le sue sette liste e senza il simbolo del PD arriva al 57% dei voti. Salerno non senza ragione viene definita il “Principato De Luca”, la Sinistra intorno al 15% “Faremo opposizione”.
Di quasi sette milioni di elettori, si è presentato a votare circa il 60%, con un’astensione che sale di ben 5 punti rispetto alle consultazioni precedente. Nella scorsa tornata elettorale i votanti erano stati il 64,91%. La massa critica dei giovani che si è riversata al referendum ai seggi per dare un segnale al governo Meloni si è sentito meno coinvolta sulla scelta dei sindaci. L’astensione sembra aver colpito soprattutto un elettorato giovane che appena poco tempo fa aveva fatto sentire la propria voce in occasione del referendum sulla giustizia, questa volta sono mancati del tutto.
L’incomprensione, se non la sottovalutazione, del protagonismo giovanile si è espressa negli ultimi anni a partire da un movimento globale, con mobilitazioni mondiali e di massa. Un’intera generazione è scesa in piazza nei cortei del Global Climate Strike in tutto il mondo e, in Italia, ha visto la partecipazione di massa di tantissimi studenti e studentesse, in particolare dei giovanissimi delle scuole superiori.
Gli studenti e le studentesse hanno assunto posizioni molto radicali:
“Per noi la giustizia climatica significa che a pagare il prezzo della riconversione ecologica e sistemica debba essere chi, fino ad oggi, ha speculato sull’inquinamento della Terra e sulle devastazioni ambientali, causando l’accelerazione del cambiamento climatico. I costi della riconversione non devono ricadere sui popoli che abitano nei Paesi del Sud del mondo. Siamo solidali con i migranti e con tutti i popoli indigeni.
Siamo giovani, e non solo, contro gli attuali potenti della Terra, contro le multinazionali e contro chi detiene il potere economico e politico, che non sta facendo nulla in proposito.
La giustizia climatica è per noi strettamente connessa alla giustizia sociale: la transizione ecologica deve quindi essere accompagnata dalla redistribuzione delle ricchezze. Vogliamo un mondo in cui i ricchi siano meno ricchi e i poveri meno poveri. Cambiare sistema, non il clima, non è per noi uno slogan.”
Le grandi mobilitazioni dei movimenti studenteschi e giovanili hanno contribuito a sedimentare una coscienza politica che troppo spesso i partiti del centrosinistra non hanno saputo cogliere, tra incomprensione e timore. Si tende a sostituire il conflitto sociale con dinamiche interne alla politica istituzionale, senza rispondere ai bisogni delle classi sociali e senza rompere con le politiche di austerità.
Si cerca così di incanalare il protagonismo sociale dei giovani verso una dimensione esclusivamente elettorale.
Stiamo assistendo alla dinamica che spinge tantissimi giovani a rifiutare la partecipazione ad appuntamenti elettorali percepiti come inutili e anche dannosi alla loro condizione di vita esistenziale e all’assenza di un progetto di giustizia sociale.
Rimane evidente l’assenza di un soggetto politico alternativo capace di organizzare questo tessuto sociale e di trasformarlo in forza politica, mettendo al centro nuove conquiste sociali.
Rimane drammaticamente evidente l’assenza di un soggetto politico alternativo capace di organizzare questo tessuto sociale e di trasformarlo in forza politica, mettendo al centro nuove conquiste sociali.
Le alternative, tuttavia, esistono e crescono.
La vittoria di Zohran Mamdani — esponente dei Democratic Socialists of America — alle elezioni per il sindaco di New York rappresenta un evento significativo.
In Irlanda, la vittoria di Catherine Connolly, candidata indipendente di sinistra, segna un altro esempio importante.
In Francia, infine, la crescita di La France Insoumise conferma una tendenza al rafforzamento della sinistra alternativa.
Nello Stato Spagnolo Adelante Andalucía, partito lanciato da Anticapitalistas, che aveva ottenuto 2 deputati nel 2020, ha conquistato 8 seggi con 401.732 voti, quadruplicando così la propria rappresentanza nel Parlamento andaluso. Supera Vox a Siviglia e Cadice, diventando in queste province la terza forza dietro il PP e il PSOE. Nella città di Cadice è addirittura la seconda forza politica. E tutto questo è stato proclamato senza complessi, definendosi pubblicamente come un partito andaluso, internazionalista, eco-socialista, anticapitalista, femminista e antirazzista. A seguito dei risultati elettorali, si apre ora per Adelante Andalucía un nuovo campo di compiti organizzativi, per trasformare i voti e la simpatia raccolti in una forza organizzata capace di promuovere mobilitazioni sociali, praticare una politica di fronte unico nell’azione, presentare candidature in un numero maggiore di città e villaggi alle prossime elezioni municipali e, se possibile, candidarsi anche alle future elezioni generali per il Parlamento spagnolo.
E come afferma la portavoce di Adelante Andalucía, Teresa Rodríguez, non si tratta soltanto di mettere in piedi una candidatura elettorale, ma di costruire un partito per le nuove generazioni.


