Di Nando Simeone
Partigiani di Bandiera Rossa festeggiano la liberazione
di Roma nel giugno 1944; si nota la fascia al braccio con falce e martello, che era di coloro rosso
ORA E SEMPRE RESISTENZA
Nelle città italiane si sono tenute celebrazioni, cerimonie e cortei per rendere omaggio alla Resistenza e all’81esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Da Roma a Milano, fino a Palermo e Bologna, Napoli e tante altre città, accanto alle bandiere dell’Anpi sono tante anche quelle della Palestina e della pace. Diverse contestazioni e tensioni. Momenti di tensione a Milano, con la Brigata Ebraica fatta uscire dal corteo. Spari a Roma, feriti due iscritti all’ANPI.
La brigata Ebraica era un reparto regolare dell’esercito britannico non appartiene alla resistenza italiana: composto in larga parte da volontari ebrei dalla Palestina sotto mandato britannico, lo Stato ebraico non era stato ancora fondato. Invece tantissime ebree ed ebrei italiani parteciparono alla guerra di liberazione nelle formazioni partigiane della resistenza, non nelle file della Brigata Ebraica, che restava una forza militare straniera. La sua memoria viene usata come alibi per portare dentro la Liberazione italiana il sostegno politico a Israele. La letteratura storica collega l’esperienza della Brigata alla formazione del personale che confluirà nella Haganah e poi nell’IDF. Il 25 aprile celebra una storia precisa: la resistenza italiana, le sue organizzazioni clandestine, le brigate partigiane, gli scioperi, le reti civili, l’insurrezione, la guerra di liberazione condotta nel paese contro i fascisti e i nazisti. Una forza armata straniera dell’esercito britannico può essere ricordata come alleata nella sconfitta dei nazifascisti, ma non può essere fusa senza residui con la peculiarità politica e sociale della resistenza italiana. Questa fusione non è memoria: è un’operazione ideologica. Il suo impiego militare fu reale ma circoscritto, nel tempo nello spazio e nei numeri. Le fonti la collocano nella fasi finali della campagna italiana, non certo fra i protagonisti principali dell’intero processo di liberazione del paese. L’operazione è di attribuirle una rendita morale spendibile nel presente. Da un lato la si sottrae alla sua continuità con la nascita armata di Israele; dall’altro la si usa come schermo simbolico dentro il conflitto contemporaneo.
Separare completamente la Brigata Ebraica dalla genealogia politico-militare dello stato nato nel 1948 serve a rendere innocua una storia coloniale che innocua non è. Serve a depoliticizzare il passato per rendere più opaco il presente. Cinque falsi miti sulla brigata Ebraica1.
Alla manifestazione di Milano, lo spezzone della Brigata Ebraica era piuttosto composito, c’era lo striscione della Brigata, le bandiere di Israele (che il comitato permanente antifascista aveva chiesto di non portare), le associazioni 7 ottobre e Sinistra per Israele, una foto di Netanyahu, le bandiere dell’Iran monarchico, una foto di Trump, qualche bandiera ucraina e le bandiere di Forza Italia presenza inedita. Lo spezzone della Brigata Ebraica viene fermato dai manifestanti che urlano “fuori fuori”. Volano anche insulti più pesanti. Sono momenti concitati, non si va né avanti né indietro.
Alle 16.30 la questura decide di far uscire lo spezzone della Brigata Ebraica dal corteo. La Brigata Ebraica viene fatta uscire verso via Senato tra fischi e applausi.2
Anche a Roma due antifascisti feriti da un uomo a volto coperto che attacca una coppia dell’Anpi con una pistola ad aria compressa. Lei viene colpita alla spalla, il marito al collo. Saranno medicati subito dall’ambulanza presenti sul posto, le escoriazioni sono lievi.
Non va abbassata la guardia. “Siamo tutti scioccati perché sono compagni e compagne che sono venuti qui per stare insieme in un momento di grande festa per celebrare la Resistenza parlando di pace, per stare bene, ha sottolineato la presidente dell’Anpi provinciale di Roma. La festa è stata pensata in questo parco perché anche bambini e persone anziani potessero stare con noi tutto il giorno”3
Alcune ed importanti precisazioni storiche sulla Resistenza a Roma ed in centro Italia
Bandiera Rossa fu un partito politico nonché una brigata partigiana rivoluzionaria che operò durante la Resistenza nella zona di Roma. La denominazione ufficiale era Movimento Comunista d’Italia (MCd’I), ma fu universalmente conosciuto con il titolo del suo giornale, Bandiera Rossa, che ebbe ampia diffusione clandestina durante l’occupazione tedesca. Fu la più grande forza partigiana nella Roma occupata, con una base di circa tremila militanti, in massima parte dislocati nelle borgate della capitale. Fu anche quella che ebbe il maggior numero di caduti: più di 180, di cui più di 50 nell’eccidio delle Fosse Ardeatine.
Il movimento si dotò di due comandi militari:
- Il comando delle “bande esterne”, da cui dipendevano vari gruppi partigiani nel Lazio, in Umbria e nel sud della Toscana, formati da comunisti e/o soldati del Regio Esercito sbandatisi dopo l’8 settembre 1943; questo comando fu retto da Ezio Malatesta e Filiberto Sbardella;
- Il comando delle “bande interne” che operavano nella città di Roma, retto da Aladino Govoni e Antonio Poce. Roma fu a sua volta suddivisa in sei zone, ciascuna delle quali aveva un proprio comando, i cui comandanti si riunivano nel comitato cittadino.
Il MCd’I svolse gran parte della sua opera di orientamento politico attraverso il suo giornale clandestino, Bandiera Rossa, che ebbe una notevole diffusione; lo stesso movimento divenne principalmente noto col nome del giornale. Secondo Felice Chilanti un numero del giornale raggiunse la tiratura di 12 000 copie; una relazione dello stesso Chilanti, datata 12 aprile 1944, menziona un accordo con un tipografo per stampare 5 000 copie a numero del periodico. Il giornale era redatto principalmente da Chilanti e Cretara. Il primo numero uscì il 5 ottobre 1943; ne furono pubblicati sette numeri fino a quello del 27 dicembre 1943, ma dopo tale data, e fino alla liberazione di Roma nel giugno 1944, riapparve solo con tre o quattro numeri, a causa di difficoltà finanziarie e perché la tipografia clandestina era stata scoperta dai nazifascisti. Nella succitata relazione Chilanti lamenta anche un probabile «sabotaggio» da parte del PCI, che avrebbe fatto pressione su stampatori e tipografi per ostacolare l’uscita del periodico. Nei primi mesi del 1944 l’assenza del giornale fu parzialmente surrogata con l’uscita di un bollettino in formato ridotto, denominato DR (disposizioni rivoluzionarie).4
Irritato per le molte azioni dei partigiani, il 2 febbraio il generale Maltzer diede ordine di eseguire immediatamente a Forte Bravetta la fucilazione di 11 partigiani, catturati e condannati il 28 gennaio, tutti appartenenti al Movimento “Bandiera rossa”: Enzio Malatesta, Romolo Jacopini, Filiberto Zolito, Bruno Bitler, Gino Rossi, Ettore Arena, Benvenuto Badiali, Quirino Sbardella, Augusto Parodi, Carlo Merli Ed Ottavio Cerulli.
Mai citato nei discorsi ufficiali dedicati alla Resistenza, sconosciuto per moltissimi cittadini romani, il Movimento Comunista d’Italia (Mcd’i), più noto con il nome del suo organo di stampa “Bandiera Rossa”, è stata la formazione politica e partigiana a Roma più attiva, più temuta e per questo più tenacemente perseguitata dai nazifascisti nei nove mesi dell’occupazione. I suoi militanti pagarono il più alto tributo di sangue ed i nomi dei suoi martiri figurano ancor oggi su tantissime lapidi delle strade romane. i combattenti riconosciuti di Bandiera Rossa furono 1.183 cinque volte quelli del PCI e 481 più del Partito socialista, 186 i caduti, pari al 34% del totale, vale a dire il triplo di quelli subiti dal PCI, cinque volte quelli del Partito d’Azione e 137 furono quelli arrestati e deportati. I militanti di Bandiera rossa furono in prima fila nella battaglia di Porta S. Paolo, e tra essi vanno ricordati soprattutto un ragazzo sedicenne di Cento celle, Antonio Calvani, che morì con le armi in pugno e Aladino Govoni e di Tigrino Sabatini, più tardi entrambi fucilati dai tedeschi. Tra i 335 martiri delle Fosse Ardeatine ben 52 erano membri di Bandiera Rossa.
Scaturito nell’agosto del ’43 dall’unificazione di alcuni nuclei socialisti e libertari con il gruppo cospirativo romano “Scintilla” (il suo nome era un chiaro riferimento all’Iskra di Lenin), fondato nel 1935 dall’avvocato Raffaele De Luca, ex sindaco socialista di Paola, Francesco Cretara, incisore, Orfeo Mucci, falegname figlio di un anarchico del quartiere di San Lorenzo, Antonino Poce elettricista del quartiere Ponte, il Mcd’i si pronunciò da subito per l’abbattimento della monarchia e la caduta del governo Badoglio, pur riconoscendo all’URSS il ruolo di guida della rivoluzione mondiale, e quindi rifiutò di aderire al CLN. Nonostante questa sua “intransigenza”, pensata e praticata, e la denuncia della “moderazione” del PCI, seppe raccogliere adesioni di anarchici, cattolici, massoni, repubblicani e socialisti come i fratelli Carlo e Matteo Matteotti, figli di Giacomo, intellettuali come Piovene, artisti come il tenore Nicola Ugo Stame. Bandiera Rossa aveva forti cellule tra poste telegrafonici, Vigili del fuoco, Ferrovieri, i lavoratori della TETI cioè l’azienda telefonica, dell’Anagrafe, dell’EIAR (la Rai del tempo) ma ciò che più lo caratterizzò fu il suo radicamento nelle borgate romane (San Lorenzo, Cento celle, Tor Pignattara, Tiburtino III, Primavalle ecc.), abitate dai “diseredatì” cacciati dagli sventramenti edilizi voluti dal duce o dagli immigrati e dagli sfollati. Tra tantissimi scontri a fuoco, attentati, sabotaggi, distribuzioni di viveri rubati, condotte dai suoi partigiani, tante furono le azioni eclatanti da ricordare:
- il 30 novembre ’43 la squadra di Vincenzo Guarnera ( “ Tommaso Moro”) prima sequestra il plotone della P.A.I. diretto a Forte Bravetta per giustiziare undici compagni, e poi travestitisi con le loro divise, irrompono al Forte e liberano i condannati a morte.
- all’alba del 7 Novembre ’43- anniversario della rivoluzione sovietica Lillo Pullara scala il famoso Alberone in Via Appia e riesce ad issarvi un bandierone rosso con falce e martello.
- la cellula dei Vigili del fuoco di Bandiera Rossa è la prima a fotografare e quindi a denunciare il massacro delle Fosse Ardeatine.
- Alcuni giorni dopo Bandiera Rossa celebra coraggiosamente per la prima volta, con un gruppo armato composto da nove uomini e due donne, i martiri delle Fosse Ardeatine nel luogo del massacro mettendo fiori rossi ed un cartello commemorativo.
- Il 1° maggio il gesto viene ripetuto da un altro gruppo guidato da Orfeo Mucci ed il 5 maggio al terzo tentativo un altro gruppo di Bandiera Rossa nel compiere questo omaggio è costretto a difendersi in un violento conflitto a fuoco contro i nazisti
- Sempre il 1° maggio Bandiera rossa compie un altro fatto clamoroso. Celebra pubblicamente la festa dei lavoratori nel quartiere di Torpignattara, neutralizzati i fascisti del quartiere, con decine di bandiere rosse appese e centinaia di volantini.
Impossibile aggiungere altro e descrivere brevemente le complesse ragioni che dopo il 4 giugno 1944 portarono alla rapida dissoluzione del Mcd’i: la mancanza del respiro di organizzazione nazionale, la perdita dei suoi quadri migliori,uccisi, deportati, l’aperta ostilità del PCI e degli alleati, la perdita di “Bandiera rossa” prima impedita ad uscire e poi costretta dai tribunali a cambiare nome. La maggior parte dei suoi militanti entrò poi nel PCI, altri passarono al PSI o addirittura al PSDI e così rapidamente di “Bandiera Rossa” non si parlo’ più fino al 1968, e poi, coi movimenti degli anni 70, quando Felice Chilanti, responsabile clandestino del giornale “Bandiera Rossa” durante l’occupazione nazista, divenuto un militante del gruppo “Avanguardia Operaia”, scrisse a puntate sul “Quotidiano dei Lavoratori” la storia del gruppo, cosi come i trotzkisti italiani della Quarta Internazionale chiamarono “Bandiera Rossa” il loro mensile. Piu’ interessante ancora sara’ la collaborazione del partigiano di “Bandiera Rossa” Orfeo Mucci con “Radio Onda Rossa” e piu’ in generale con l’attività dell’autonomia operaia romana, interrottasi soltanto nel 1997, con la morte di Orfeo.5
Per chi vuole approfondire: Silverio Corvisieri – BANDIERA ROSSA NELLA RESISTENZA ROMANA Ed. Odradek – pp. 212
- Il colonialismo associato alla resistenza solo in Italia- Sissi Manganelli- Milano in Movimento
↩︎ - 100 mila in Piazza- Brigata ebraica contro l’Anpi, a Milano è scontro sul corteo-Roberto Maggiori il manifesti domenica 26
↩︎ - 25 Aprile- Uno sparo in mezzo alla grande festa Feriti due antifascista di Luciana Cimino Giuliano Santoro il manifesto domenica 26
↩︎ - Bandiera Rossa (movimento) Wikipedia ↩︎
- Per non dimenticare: i partigiani di Bandiera Rossa di Marcello Paolozza 5 febbraio 2014 ↩︎


